ROMA – Si è chiusa a Roma la 23ª edizione di Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata ai giovani, alle nuove generazioni e al cinema indipendente. Anche quest’anno il festival ha confermato la sua vocazione internazionale e la capacità di scoprire nuovi talenti, premiando opere che raccontano il presente con sensibilità e autenticità.
Il premio principale a “My Daughter’s Hair” di Hesam Farahmand
A conquistare la giuria dei 35 ragazzi – cuore pulsante della manifestazione – è stato “My Daughter’s Hair” del regista iraniano Hesam Farahmand, film che esplora il rapporto tra identità, libertà e legami familiari in un contesto sociale complesso.
L’opera è stata apprezzata per la sua forza narrativa e per la delicatezza con cui affronta temi universali come l’autodeterminazione e la ricerca di sé.
I vincitori delle altre sezioni
Il Premio Opera Prima è andato a “Anemone” di Ronan Day-Lewis, regista britannico che ha convinto il pubblico con una storia intima e poetica, segno di una maturità sorprendente per un debutto.
Nella sezione Onde Corte, dedicata ai cortometraggi internazionali, ha vinto “Rage” di Fran Moreno Blanco e Santi Pujol Amat, mentre il Premio Raffaella Fioretta per il miglior corto italiano è stato assegnato a “Bratiska” di Gregorio Mattiocco.
Il Premio Film Impresa Under 35 è andato a “Bagarre” di Sarah Narducci, un racconto che intreccia tensione sociale e determinazione personale, dimostrando come il cinema giovane sappia ancora parlare con urgenza e autenticità del presente.
Menzioni speciali sono state attribuite a “Astronauta” di Giorgio Giampà e “Fiori cadono” di Ludovica Galletta, due opere che hanno colpito per sensibilità e visione artistica.
Un’edizione che guarda avanti
Alice nella Città 2025 ha confermato la sua capacità di leggere il mondo attraverso gli occhi dei giovani: temi come l’identità, le disuguaglianze e il desiderio di libertà hanno attraversato molte delle opere in concorso.
La varietà delle sezioni – dai lungometraggi ai corti, fino alle serie e ai progetti speciali – ha reso evidente la volontà del festival di raccontare – anche per quest’anno – il cinema come linguaggio in continua trasformazione.
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