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Lino Banfi: «La nostalgia è una carezza. Ai giovani dico: prima imparate a fare gli attori»

Nel giorno del suo novantesimo compleanno, una conversazione con Lino Banfi tra il libro dedicato alla sua vita, il rapporto con Pasquale Zagaria, l’amore per Lucia, il tempo che passa e un consiglio alle nuove generazioni.

ROMA – Novant’anni e la voglia di raccontarsi come non aveva mai fatto prima. In occasione dell’uscita del suo nuovo libro e del docufilm dedicato alla sua storia, abbiamo incontrato Lino Banfi per una lunga conversazione che attraversa tutta la sua vita: dall’uomo dietro il personaggio al legame con la moglie Lucia, passando per la nostalgia, il cinema e il futuro dei giovani attori.

Nel docufilm sembra quasi che Lino Banfi incontri davvero Pasquale Zagaria. Chi ha protetto chi, nella vita?

Lino Banfi: Sicuramente Zagaria ha protetto molto Banfi. Banfi si è beccato pure molti litigi: hanno litigato continuamente negli anni, perché dovevano convivere dentro la stessa persona. Zagaria è stato quello più furbo, più intelligente: diceva “calmati, fai questo, fai quest’altro”. Credo che anche in questo libro, oltre che nel docufilm, alla fine vinca proprio il duetto tra Zagaria e Banfi.

Lei ha raccontato un’Italia popolare, a volte rumorosa, a volte imperfetta, ma profondamente umana. Quell’Italia esiste ancora?

Lino Banfi: Un residuo c’è, ed è bene che ci sia. Così ci fa sorridere ancora un po’. Oggi il mondo sta cambiando, con tutta questa storia dell’intelligenza artificiale. I buffoni non sono più quelli di una volta, gli attori stanno cambiando. Io, per scherzo, dico che sto diventando persino un intellettuale, pur senza laurea. Mi fa piacere perché finalmente sto dicendo cose che avevo tenuto dentro tutta la vita. Forse è anche per questo che questo libro interessa.

Perché aspettare proprio i novant’anni per raccontarsi?

Lino Banfi: Perché, sinceramente, non pensavo nemmeno di arrivarci. Poi piano piano ci sono arrivato e voglio superarli pure. Mi sono detto: un libro sulla propria vita non si nega a nessuno. Ho deciso di raccontare cose che non avevo mai detto e ho avuto la fortuna di trovare un editore molto serio, con un modo di lavorare estremamente organizzato.

Nel documentario c’è molta tenerezza oltre alla comicità. Con il tempo si diventa più sentimentali o semplicemente più sinceri?

Lino Banfi: Credo più sentimentali. È una cosa che arriva automaticamente con l’età. Io non sono mai stato una persona fragile, però col tempo impari anche a lasciare andare. Magari anni dopo pensi che avevi ragione, ma non mi pento delle cose. Va bene così.

Se oggi potesse parlare al giovane Pasquale appena arrivato a Roma, cosa gli direbbe?

Lino Banfi: Gli direi: Pasquale, abbiamo raggiunto il nostro traguardo. A novant’anni non ho fatto mai danni, non ho malanni… ci sono tantissime parole che fanno rima con “anni”. Direi che questa battaglia l’abbiamo vinta.

Quanto le ha dato equilibrio sua moglie Lucia in un mestiere così instabile?

Lino Banfi: Tantissimo. Non mi diceva cosa fare nel lavoro, perché non era del mestiere, ma conosceva perfettamente me. Mi consigliava sempre con una calma incredibile. Quando io ero fuori casa, sapevo che della famiglia si occupava lei meglio di quanto avrei potuto fare io. È anche per questo che la nostra coppia ha funzionato.

Che rapporto ha oggi con la nostalgia?

Lino Banfi: La nostalgia è una carezza. Come diceva Papa Francesco, la comicità è una carezza al cuore delle persone. Se riesci a farla bene, quella carezza diventa quasi un solletico al cuore. È una definizione bellissima.

Oggi molti giovani sognano di diventare attori attraverso i social. Che consiglio si sente di dare?

Lino Banfi: Mi fanno sempre la domanda sbagliata: “Come si fa a diventare attori famosi?”. Io rispondo che dovrebbero chiedere: “Come si fa a diventare attori?”. Sul primo non so rispondere. Sul secondo sì. Bisogna essere pronti ai sacrifici, rinunciare alle comodità, fare la gavetta. Solo dopo, forse, arriverà anche la fama.

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