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La conversione e le due facce di Napoli, tra criminalità e giustizia

Giovanni Meola presenta in anteprima mondiale al RIFF un docufilm diviso tra biografia e inchiesta

MILANO – Due facce della stessa Napoli emergono dal docu-film La conversione di Giovanni Meola, presentato in anteprima mondiale al Rome Independent Film Festival. Quella di un passato all’ombra della criminalità e degli imbrogli e quella di un futuro rivolto verso la rinascita e la giustizia. Un viaggio che è allo stesso tempo documentario, biografia e inchiesta attraverso due accezioni diverse di criminalità. I protagonisti di questa odissea sono Peppe e Vincenzo, due uomini diversi tra loro, che arrivano quasi da due mondi diversi e hanno intrapreso strade opposte. Ma ecco che, ad accomunarli, troviamo ciò che gli ha permesso di dare una svolta alle proprie vite: la conversione, appunto.

la conversione
Una scena de La Conversione

Peppe e Vincenzo dialogano e si raccontano. Peppe, ex galeotto, ha passato quasi trent’anni in carcere. Figlio di gente povera, cresciuto nei Quartieri Spagnoli, viveva rapinando banche e per questo è stato condannato a più riprese. Vincenzo, ex capo area del settore bancario, è un uomo importante e ben istruito che ha fatto carriera come venditore e manager in diverse filiali. I due raccontano la loro storia e condividono i loro ricordi, ripensando al percorso che li ha portati ad essere dove sono oggi. E poco a poco scopriamo che una sottile ironia si fa strada nella delicata e potente visione di Giovanni Meola. Peppe ha trovato la catarsi nella scrittura e nella recitazione, esorcizzando il passato e il trauma dell’essere sopravvissuto all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, ma ha scontato la sua pena per innumerevoli rapine.

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Giovanni Meoli sul set de La Conversione

Dal canto suo, in qualche modo anche Vincenzo si è macchiato dello stesso crimine. Conosciuto dall’opinione pubblica come “la prima gola profonda del sistema bancario italiano”, ha denunciato gli schemi e le truffe messe in atto dalle banche nel suo libro memoriale Io so e ho le prove (Chiarelettere). Dal sistema Q48 agli indottrinamenti matematici, in un meccanismo subdolo e a tratti malavitoso dove prima di qualsiasi altra cosa venivano gli incassi e i rendimenti delle aziende e delle banche. Il regista ha così spiegato «sottrarre e ingannare sono state, a lungo, le attività principali delle vite di Peppe e Vincenzo. Entrambi, a un certo punto, hanno detto basta. Ed entrambi hanno cominciato, fatalmente, a scrivere e a svelare quello che erano stati, quello che avevano fatto e i segreti dei mondi dai quali provengono».

Sul set del docufilm

Entrambi hanno avuto il coraggio di mettersi faccia a faccia con le proprie colpe e le proprie scelte, decidendo di fare attivamente qualcosa per tentare di cambiare e compensare quello che era stato il passato. Come quando Vincenzo ammette che «l’evasione fiscale in Italia è nelle banche» e riconosce di essere stato complice di quel sistema, o come quando Peppe – con mostruosa consapevolezza – confessa che se avesse conosciuto prima la recitazione e il teatro non avrebbe passato nemmeno un anno della sua vita in carcere. La perdizione e la redenzione sono i due poli da cui si dipana il racconto di Giovanni Meola, in cui ci troviamo catapultati in un mondo che solo apparentemente credevamo di conoscere e che, invece, deve ancora essere svelato.

Qui potete vedere il trailer de La Conversione:

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