ROMA – Alcuni film si spiegano allo spettatore, altri chiedono di essere attraversati. La Grazia appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nell’intervista, Toni Servillo, Anna Ferzetti e Milvia Marigliano raccontano il lavoro su uno dei film più silenziosi e complessi di Paolo Sorrentino.
Al centro c’è Mariano De Santis, Presidente della Repubblica alla fine del mandato: un uomo attraversato da responsabilità morali, fede, potere e coscienza. Servillo descrive il personaggio come una struttura psicologica stratificata, un dialogo continuo tra forze che non trovano mai una sintesi definitiva. Un equilibrio instabile che gli è valso la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.
Accanto a lui, Ferzetti e Marigliano raccontano un lavoro attoriale costruito per sottrazione, dove il non detto pesa quanto la parola e il silenzio diventa materia viva della scena. Personaggi che si rivelano lentamente, e che spesso si comprendono davvero solo una volta visto il film finito. Un confronto intimo sul cinema di Sorrentino, sul tempo dell’attesa e su quello spazio invisibile in cui il controllo incontra l’abbandono.
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