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Il silenzio grande | Perché non dovreste perdere il terzo film di Alessandro Gassmann

Raffinato, ironico e commovente: il nuovo film del regista? Stupisce. Anche per gli attori straordinari

il silenzio grande
Massimiliano Gallo è Valerio Primic ne Il silenzio grande

ROMA – Una pagina bianca. È tutto quello che da anni vede Valerio Primic (Massimiliano Gallo), un tempo scrittore prolifico e di grande fama, ora con un blocco artistico che ne ha prosciugato l’ispirazione. Vive con la moglie Rose (Margherita Buy), i figli Adele (Antonia Fotaras) e Massimiliano (Emanuele Linfatti) e la governate Bettina (Marina Confalone) a Villa Primic, un tempo lussuosa dimora, ora magione scalfita dai segni del tempo. Per questo Rose, dopo averci riflettuto e sofferto a lungo, ha deciso di metterla in vendita, sostenuta dai figli. Una scelta che vede contrari Valerio e Bettina, e che aprirà ad una serie di confronti che faranno capire all’uomo di non aver davvero conosciuto i suoi cari. Alessandro Gassmann firma la sue terza regia, Il silenzio grande, portando il teatro al cinema.

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Una scena de Il silenzio grande

Lo fa con una pièce scritta da Maurizio De Giovanni – e già diretta in teatro – adattata per il grande schermo dagli stessi Gassmann e De Giovanni insieme ad Andrea Ozza. E Il silenzio grande stupisce (anche) per l’uso magistrale della parola. Non ce n’è una fuori posto. Non c’è un diaologo di troppo. Tutto è calibrato alla perfezione e vibra ancora più potente grazie alle interpretazioni di cinque attori straordinari. Su tutti la coppia composta da Massimiliano Gallo – che finalmente ottiene lo spazio che merita – e Marina Confalone, monumento del teatro italiano, che insieme danno vita ad un duetto fatto di risate e commozione. Lei guida popolana e saggia, lui intellettuale e uomo perso.

Margherita Buy in una scena del film

Presentato in anteprima alla diciottesima edizione delle Giornate degli Autori – e in sala dal 16 settembre – Il silenzio grande è un intreccio perfetto di cinema e teatro. Un film teatrale che sottolinea l’importanza e l’uso della parola, della comunicazione, dello scambio mentre parla di legami e confronti rimandati. Ambientato negli anni Sessanta, il film risuona attualissimo. «Il silenzio è una brutta malattia» sentenzia Bettina, ma anche il rumore generato dal chiacchiericcio inutile può creare altrettanti danni.

Il silenzio grande
Massimiliano Gallo e Marina Confalone in una scena de Il silenzio grande

Raffinato, ironico e commovente, Il silenzio grande sembra un film d’altri tempi. La fotografia di Mike Stern contribuisce ad accentuarne l’atmosfera l’elegante e la regia di Gassmann gioca grazie all’«immaginazione sconfinata» del suo protagonista regalandoci parentesi oniriche che fanno respirare il testo e gli spazi (il film è girato quasi esclusivamente in interni). Ma il pregio forse più grande del film è ricordarci che le cose, anche se si incasinano, poi trovano il modo di tornare al loro posto, in un modo o nell’altro. Come un vecchio bonsai ormai secco che, con un po’ di cura e amore, torna a fiorire.

L’intervista ad Alessandro Gassmann è a cura di Manuela Santacatterina:

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