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Glass riapre l’eterno dibattito su M. Night Shyamalan: grande autore o buon artigiano?

Genio o sopravvalutato? Illusionista o maestro? Il nuovo film (forse) regala qualche nuova risposta

Freshly Popped

MILANO – Sono già trascorsi quasi vent’anni da Il sesto senso – che arrivò nelle sale americane il 6 agosto 1999 e nelle nostre invece il 29 ottobre – ma la realtà è che ancora oggi non si riesce davvero ad attribuire a Manoj Nelliyattu Shyamalan un valore autoriale unanime. Il regista americano di origine indiana rimane uno dei nomi più dibattuti dai cinefili di tutto il mondo, dato che per alcuni è un maestro assoluto nonostante alcuni passi falsi hollywoodiani piuttosto evidenti e clamorosi (leggi L’ultimo dominatore dell’aria After Earth), per altri invece continua a rimanere un abile illusionista che rimaneggia l’opera di Hitchcock senza però riuscire a incidere mai nei temi e nei contenuti, al di là del sapiente utilizzo di colpi di scena a effetto.

M. Night Shyamalan con Bruce Willis sul set di Glass.

Glass, in sala da giovedì 17 gennaio, riapre la discussione e chiude una trilogia aperta con Unbreakable – Il predestinato nel 2000 (lo potete vedere su CHILI qui) e proseguita con Split due anni fa: i protagonisti dei film si riuniscono e troviamo David Dunn (Bruce Willis), il fragilissimo Elijah Price (Samuel L. Jackson) e lo psicopatico dalle 24 differenti personalità Kevin Crumb (James McAvoy), chiusi in un ospedale psichiatrico e costretti a confrontarsi sulle rispettive e reali peculiarità supereroistiche. Il film si concentra anche su due personaggi femminili: la psichiatra Ellie Stapple (Sarah Paulson) e la giovane ex prigioniera di Split, Casey Cook, che ha il volto e la grazia della bella Anya Taylor-Joy e a cui si devono i passaggi emotivamente più forti e riusciti del film.

Samuel L. Jackson, James McAvoy e Bruce Willis in una scena di Glass.

Da subito Glass si aggancia in maniera più naturale a Split che a Unbreakable, e in questo senso rimane memorabile qui la performance “mostruosa” di McAvoy forse ancor più che nel film precedente, risultando le differenti personalità adottate meglio separate e indipendenti, capaci di spaziare in maniera imprevista dall’ipersensibilità alla furia. Seppur tenendosi lontano dal senso dell’epica e dalle sorprese di Unbreakable (che, per chi scrive, rimane il miglior film di Shyamalan), nonostante alcune svolte inattese nella seconda parte che è vietato svelare, Glass convince.

Shyalaman e la passione per i fumetti: Iron Man.

Perché? Per il suo discorso ben sviluppato sull’impatto e sulla percezione nella società della figura del supereroe, con un finale che celebra le straordinarietà fisiche o psicologiche che possono appartenere a ciascuno di noi. Insomma, quasi una dichiarazione d’amore finale al valore delle icone e all’universo pop che le circonda, in completa opposizione alla razionalità e all’uniformità della valutazione scientifica che appiattiscono i sogni e svuotano i misteri della fede. E questo ha molto senso nell’universo in cui ci muoviamo: dopotutto, in tutta la filmografia di Shyamalan, perché si desideri un mondo migliore è necessario proprio credere.

  • Qui il trailer italiano di Glass:

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