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Facciamo Rumore: il corto di OffiCine-IED che trasforma il diritto di voto in una chiamata collettiva

A ottant’anni dal primo voto delle donne in Italia, il progetto supervisionato da Silvio Soldini racconta una generazione che sceglie di non restare in silenzio.

ROMA – Immaginatevi di svegliarvi una mattina e scoprire che tutto quello che avete sempre dato per scontato rischia di scomparire. Siete confusi, arrabbiati e volete reagire: ma cosa potete fare da soli? Questi sono gli stessi interrogativi di Stella, una giovane ragazza che vede messo in discussione, da un referendum, il diritto di voto alle donne e cercherà di reagire all’indifferenza generale. A fare da sfondo una Milano sospesa in un futuro prossimo che sembra un’iperbole improbabile, ma riflette le preoccupazioni del presente.

Hot Corn ha avuto l’occasione di immergersi nell’atmosfera creativa del set di Facciamo Rumore, il nuovo cortometraggio prodotto da OffiCine-IED per celebrare gli 80 anni dal primo voto delle donne in Italia, durante il primo dei tre giorni di riprese, rivelando più che un luogo di lavoro un ecosistema sinergico e pulsante.

Realizzato nell’ambito del laboratorio FilmLab di OffiCine-IED, Facciamo Rumore è diretto e montato da Daniele Lince, scritto da Elena Beatrice e realizzato con la direzione artistica di Silvio Soldini. Nel cast Ida Marinelli e Andrea Bosca accanto ad Alessandra Curia, Lorenzo Motta e Caterina Pagliuzzi.

Sotto la direzione artistica di Silvio Soldini il progetto si trasforma in un dialogo tra generazioni che esprime sostegno reciproco e rispetto. Nelle testimonianze raccolte sul set, Soldini racconta infatti la complessità di accompagnare i più giovani senza risultare “né invadenti né assenti”, lasciando loro lo spazio per sperimentare, sbagliare e crescere.

Un equilibrio che trova eco anche nelle parole di Italo Petriccione, tutor della fotografia, che descrive questo incontro come “un ricaricarsi a vicenda: le giovani generazioni hanno bisogno dell’esperienza e del passato dei più grandi, ma le persone più grandi hanno bisogno dell’energia dei giovani per ricaricarsi”. Un’energia che viene messa al servizio di una forte urgenza civica ed espressiva, dando vita ad un’opera che Petriccione definisce “molto puntuale rispetto alla realtà che ci circonda, perché non sono più così scontati i diritti delle persone e di questi tempi fa un po’ paura che tutto venga messo in discussione”.

Un cortometraggio che ridefinisce il concetto di “abitare”: abitare un set, un teatro o, più intimamente, un diritto. Coesistere per contribuire a qualcosa più grande di noi stessi, come emerge anche dalle testimonianze dirette del cast. Caterina Pagliuzzi, che interpreta Carlotta, racconta infatti: “C’è una danza, il fatto che tutti collaboriamo per qualcosa che è più grande di noi, abitiamo questo spazio, ci muoviamo e ci diamo per una causa comune pur non conoscendoci; è un concetto di casa, qualcosa di sacro per raccontare le nostre vite”.

Visceralità che ha guidato anche la scrittura di Elena Beatrice, che ha sviluppato la storia ascoltando proprio quella “donnina nella pancia” che spinge per uscire e fare rumore. Nelle testimonianze raccolte durante le riprese, la sceneggiatrice ha spiegato come il cuore del progetto nasca dal desiderio di creare uno spazio di espressione per tutte quelle voci che troppo spesso vengono lasciate ai margini: “Tutte quante e tutti quanti abbiamo la voce, la questione è dare spazio di espressione a quella voce”.

Una storia che, come una miccia, vuole riaccendere la scintilla, ormai in molti sopita, della partecipazione civile ricordandoci che il diritto di voto è una conquista da proteggere ogni giorno.

Spostandoci sul fronte del cast, l’intero comparto attoriale incarna a pieno questo bisogno di ritorno alla collettività. Andrea Bosca, nei panni di Edoardo, descrive il film come una vera “call to action”, sottolineando la responsabilità sociale verso il domani: “Se noi per difendere certe cose poi ci stufiamo e pensiamo che anche il nostro non fare non abbia delle conseguenze sul piatto ci stanno le generazioni dopo. Se ti stufi trasmetti quella disillusione a chi viene dopo di te”.

Il suo personaggio fa da grimaldello emotivo tra Stella (Alessandra Curia) e l’insegnante Paola (Ida Marinelli), nonché madre dello stesso Edoardo, in un intreccio in cui la lotta diventa dialogo transgenerazionale.

Nei personaggi di Carlotta e Marco, invece, risiede l’amicizia come rifugio e forza nel combattere le ingiustizie. Caterina Pagliuzzi interpreta infatti una studentessa di giurisprudenza e artista che sente profondamente il bisogno di trasformare l’impotenza individuale in azione collettiva: “Da soli ci si sente sempre abbastanza inutili ma appena entri in contatto con qualcuno e a catena scendono milioni di persone in piazza, allora pensi 1+1+1+1 fa una voce”.

Accanto a lei si muove Marco, interpretato da Lorenzo Motta, personaggio che vive come un’ingiustizia anche un problema che apparentemente non lo colpisce in prima persona: “Marco si trova ad essere esterno al problema in quanto il referendum punta a togliere il voto alle donne, non agli uomini, ma lui sente profondamente questo suo privilegio come un’ingiustizia e vuole affiancare le sue amiche”.

Per denunciare la situazione Carlotta e Marco mettono insieme una performance di teatro muto, un’esperienza di clownerie vissuta sul set con estrema libertà creativa e costruita insieme alla clown teacher Vanessa Korn, tra improvvisazione, movimento e sperimentazione.

Girato con il sostegno di Istituto Europeo di Design insieme ai partner Alpitour World, Sammontana, Groupama Assicurazioni, Nikon e Conservatorio Torrefranca di Vibo Valentia, Facciamo Rumore sarà presentato in anteprima a Milano il 27 maggio. Il pubblico potrà poi vedere il corto dal 2 giugno sui siti ufficiali di OffiCine-IED e IED, oltre che sui canali di iO Donna, media partner del progetto.

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