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Se c’è un aldilà sono fottuto | Claudio Caligari, la vita e il cinema di un uomo libero

Simone Isola e Fausto Trombetta raccontano a Hot Corn la genesi del documentario dedicato al regista

Claudio Caligari e Valerio Mastandrea sul set de L'Odore della Notte

MILANO – C’è una scena per la quale è impossibile trattenere le lacrime sul finale di Se c’è un aldilà sono fottuto, documentario firmato da Simone Isola e Fausto Trombetta passato in Concorso a Venezia Classici e dedicato alla vita e al cinema di Claudio Caligari. Mostra Adelina Ponti, madre del regista di Arona, nella Sala Grande del Lido dopo la proiezione di Non Essere Cattivo. Se ne sta lì in piedi al centro della sala, minuta e commossa, a luci ormai accese, a prendere tutti gli applausi destinati a quel figlio che non c’è più. Quel figlio regista che, fin da ragazzino, «se volevi farlo parlare, bisognava parlargli di cinema».

Claudio Caligari

A quattro anni dalla sua scomparsa, Claudio Caligari torna, ancora una volta, al Lido di Venezia. Quello stesso luogo che l’aveva visto debuttare nel 1983, tra conferenze a dir poco movimentate e pomposi titoli di giornale, con Amore Tossico. «L’idea del documentario è nata a Ostia da un compositore, Marco De Annuntiis, nipote di una delle attrici di Amore Tossico. Ha coinvolto Fausto che ha iniziato a fare delle interviste ad amici e collaboratori di Claudio», racconta Simone Isola, «Poi, insieme, abbiamo scritto un progetto nuovo, partendo dalla lettera a Martin Scorsese per arrivare a Venezia. In mezzo abbiamo raccontato tutta la sua vita attraverso i suoi film».

Sul set di Non Essere Cattivo

E proprio dalla lettera/appello a “Martino” letta da Valerio Mastandrea parte Se c’è un aldilà sono fottuto per poi intrecciare la preparazione di Non Essere Cattivo – tra provini, riunioni e primi ciak – alle foto in bianco e nero dell’album di famiglia di Caligari. «Avevamo voglia di raccontarlo ma credo che i quattro anni passati dalla sua morte abbiano dato al documentario la giusta distanza», continua Isola, «Abbiamo lasciato fuori una marea di materiale, lavorando molto in fase di montaggio perché c’era il rischio di andare troppo sui film e poco sull’uomo. Vita e cinema sono molto fusi tra di loro quando si parla di Claudio ma per noi era importante l’equilibrio tra tappe di lavorazione dei suoi film e la sua vita».

Cesare Ferretti e Claudio Caligari sul set di Amore Tossico

Il quadro che ne esce è quello di un uomo riservato e rigoroso, che riguffiva gli abbracci e i «ti voglio bene» per estrema timidezza. Un uomo che non scendeva a compromessi al punto da rinunciare a girare un film pur di restare fedele a se stesso e alla sua idea di cinema. «Claudio passa per un burbero. Non è così. Quando ho contattato Valerio Mastandrea, Giorgio Tirabassi, Luca Marinelli e tutti gli altri amici, attorie e collaboratori che si sono lasciati intervistare per il documentario, ho trovato subito una grande apertura», sottolinea Fausto Trombetta «Claudio ha lasciato una traccia significativa in tutte le persone che hanno avuto modo di lavorare con lui».

Dal set di Se c’è un al di là sono fottuto

«Muoio come uno stronzo e ho fatto solo tre film». Così, con una delle sue «frasi epiche», Caligari tirava le somme della sua esistenza e lo faceva, ovviamente, attraverso il suo cinema. Amore Tossico, L’Odore della Notte e Non Essere Cattivo. Ma in mezzo a questi tre titoli ci sono almeno il triplo di sceneggiature che non sono mai arrivate al primo giorno di riprese, da Anni rapaci a Ho 12 anni e faccio la cubista, capaci di captare con largo anticipo temi trattati solo anni dopo. Un regista rimasto ai margini di un’industria autoreferenziale e conformista che ha raccontato storie di uomini e donne relegati ai lati della società. Un uomo libero.

Qui potete vedere il trailer di Se c’è un aldilà sono fottuto:

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