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Agnus Dei, Intervista a Massimiliano Camaiti: l’idea nasce da una casualità

In occasione della prima giornata della XXIX edizione del Tertio Millennio Film Festival, abbiamo intervistato Massimiliano Camaiti, regista di Agnus Dei

ROMA – L’idea del documentario è nata durante il periodo del Covid, quasi per caso. Camaiti, regista di Agnus Dei, si è trovato spesso tra chiese e processioni, notando delle ceste di fiori con all’interno degli agnelli. Colpito da questa immagine e dalla tradizione che la accompagna, ha sentito il desiderio di raccontarla. In occasione della XXIX edizione del Tertio Millennio Film Festival, il regista ha spiegato – in un’intervista a noi di Hot Corn – come sia nata l’idea di Agnus Dei e la volontà di affrontare un rito tanto particolare come quello del pallio attraverso un documentario, condividendo anche l’esperienza vissuta in un contesto di clausura che lo ha profondamente segnato sul piano umano. Camaiti ha raccontato inoltre alcune delle sue scelte registiche, ricordando anche l’occasione offerta dalla Biennale College, che gli ha permesso di realizzare il lacoro. Il silenzio percepito all’interno del monastero, la vita “lenta” delle monache ha portato lui e la sua troupe ad interfacciarsi con un’altro modo di vivere.

Agnus Dei si addentra tra le mura del Monastero di Santa Cecilia in Trastevere, nel cuore di Roma, dove ogni gennaio si rinnova una tradizione secolare: due agnelli appena nati, ornati e benedetti, vengono affidati alle cure di una monaca di clausura, che li accudisce con la tenerezza di una madre. La loro presenza ha un significato profondo: con la lana degli agnelli, le suore del monastero tessono il pallio che il Pontefice indosserà il 29 giugno, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo. Camaiti racconta la vita delle monache attraverso il viaggio di due agnelli all’interno del monastero, dalla nascita fino al momento in cui la loro lana si trasforma in un paramento sacro destinato a essere indossato dal Papa.

GUARDA QUI L’INTERVISTA INTEGRALE

 

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