in

LONGFORM I La scoperta del cofanetto ovvero come nasce un oggetto di culto

Da una trilogia di Guerre stellari in VHS alla collezione di una vita: storia intima di una passione per il cinema fatta di attese, rituali, ricordi e piccoli tesori da custodire.

ROMA – Quel pomeriggio di un giorno qualunque mi trovavo a studiare nella sala lettura del dipartimento di lettere antiche dell’Università di Firenze. Sapevo che in pausa sarei andato nel mio negozio preferito, vicino all’Università, all’ombra della cupola del Brunelleschi, ma non sapevo che avrei assaporato per la prima volta una gioia sublime e segreta.

La passione governa gli uomini, ma segue vie recondite e inaspettate. Quel pomeriggio io non potevo immaginare di fare un incontro tanto prezioso e decisivo. Entrai nel negozio, punto di riferimento per chi come me all’arte rinascimentale, che tutto e tutti circondava, preferiva rifugiarsi in un buon film o in una buona musica, mi avvicinai al settore cinema e qualcosa di azzurro balenò ai miei occhi, cercai di mettere a fuoco, il cuore cominciò a battere più forte, l’eccitazione e l’emozione crebbero fino a quando realizzai che sullo scaffale più alto, che esponeva i film in vendita, c’era Guerre stellari, tutti e tre i film della saga raccolti in un cofanetto di vhs. Amavo follemente la trilogia e trattenuta come in una lampada in quel bellissimo e elegante cofanetto mi rendeva parte di quel mondo immaginario e del mondo che lo aveva creato. Avevo il cinema nelle mie mani. Un’incredibile avventura mi aspettava, che avrei visto, letto, vissuto e scritto.

Acquistai il cofanetto non badando a spese e quando uscii dal negozio ero in estasi, ma non volevo farlo trapelare perché l’emozione doveva rimanere segreta, una cosa tra me e George Lucas. Mi incamminai verso l’Università custodendolo come il più grande dei tesori, senza più guardarlo. A casa avrei potuto osservarlo in tutto il suo splendore al riparo da occhi indiscreti. E così feci per tanti giorni, tanti mesi e tanti anni. Prendevo il cofanetto, ne studiavo la qualità, il peso, il colore, le immagini. Lo aprivo e lo chiudevo. Guardavo i film come se mi appartenessero, come se li avessi girati io, li vivevo, e li proteggevo nel mio primo magnifico scrigno, il cofanetto vhs della trilogia di Guerre stellari.

Un’emozione tanto forte non poteva lasciarmi e nel tempo ho avuto cofanetti vhs, cofanetti dvd e cofanetti bd. Li ho acquistati nei vecchi e amati negozi di un tempo che mi fu caro. Oggi quei negozi non esistono più, ma la passione è viva e mi trascina ancora in acquisti on line, che se in un primo momento, quello della scelta e dell’acquisto, sono meno affascinanti e suggestivi, in un secondo momento, quello dell’attesa e dell’arrivo a casa, sono comunque sorprendenti, perché, impacchettati, li ricevo al buio come regali e posso godermi il loro svelamento. Un rituale sacro che i miei familiari, mia moglie Eloisa e la gattina Miele, a stento capiscono tanto da lasciarmi chiuso nel mio piccolo studio, libero di contemplarli. Non scorderò mai il mio primo cofanetto, ma ho avuto la fortuna nella mia vita di incontrarne altri, speciali, di rara qualità, di rara completezza, di rara creatività e di rara simpatia. Opere d’arte sopraffina, custodi di opere d’arte che mi hanno formato e cresciuto.

Molte volte le mie compagne di vita mi scoprono a osservare la libreria che raccoglie i miei cofanetti e si chiedono che cosa mai veda. Vedo la mia vita, come in uno specchio che offre solo la parte migliore di me, percepisco la sorpresa, lo stupore, la meraviglia, l’emozione che ho provato nel vivere quei film e che ho racchiuso in quei contenitori preziosi, perché non fuggissero. Non colleziono oggetti e non possiedo niente, sogno la mia vita, non per renderla migliore, ma per conservarne l’anima più pura. Amo il cinema. Amo la vita. E resto in attesa di un altro incontro. La scoperta del cofanetto, ovvero come nasce un oggetto di culto.

LEGGI ANCHE

ORTIGIA FILM FESTIVAL XVIII I Si alza il sipario sulla nuova edizione: a Siracusa una settimana di cinema, grandi protagonisti e incontri con il pubblico

Scarpe rotte: ogni passo racconta una vita

Io sono Felice: Michel Zampino e Antonio De Lucia raccontano l’anima libera di Felice Andreasi

Lascia un Commento

Scarpe rotte: ogni passo racconta una vita