VENEZIA – Dalla fantasia del cinema a un appello concreto per il futuro dell’Europa. “Greta e le favole vere”, il film diretto da Berardo Carboni, ha ricevuto questa mattina a Venezia l’edizione speciale 2026 del Green Drop Award, nell’ambito della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Dal palco della cerimonia, il regista ha trasformato il riconoscimento in un’occasione di mobilitazione civile, lanciando su Change.org la petizione per convocare gli “Stati Generali della Cura per una nuova Europa”.
L’obiettivo dell’iniziativa è avviare un percorso aperto e partecipativo che coinvolga cittadini, giovani, scienziati, attivisti, amministratori, associazioni e istituzioni nella costruzione di una nuova idea di Europa, fondata sulla responsabilità verso la natura, le persone e la democrazia. Carboni ha inoltre rivolto un invito a Greta Thunberg affinché possa dare voce e sostegno a questo processo.
Durante la premiazione, il regista ha dedicato il riconoscimento proprio all’attivista svedese, indicandola come una delle figure che hanno maggiormente contribuito a portare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico. Sul palco, insieme a Carboni, erano presenti Donatella Finocchiaro, Sara Ciocca, Darko Peric, Roberta Palumbo e Federico Rosati.
«Questo premio lo dedico a Greta Thunberg, la cui voce ha ispirato un’intera generazione a guardare in faccia la crisi climatica», ha dichiarato Carboni. «Nel film Greta scopre il segreto delle favole vere: bisogna farle accadere. Oggi vogliamo fare lo stesso: prendere quella favola e farla diventare vera».
Da qui la proposta degli “Stati Generali della Cura”, pensati come un processo che parta dal basso e rimetta al centro la partecipazione dei cittadini. «Per questo abbiamo lanciato la petizione per gli Stati Generali della Cura, un processo che parta dal basso, dai cittadini, per costruire l’Europa che ancora non c’è», ha aggiunto il regista.
Nato nel 2012 e promosso da Green Cross Italia e dal Comune di Venezia, il Green Drop Award viene assegnato ogni anno durante la Mostra del Cinema al film che interpreta al meglio i temi dell’ecologia, della sostenibilità e della cooperazione tra i popoli.
Il riconoscimento è rappresentato da una goccia d’acqua in vetro di Murano, realizzata dal maestro vetraio Simone Cenedese. Al suo interno viene custodita ogni anno la terra proveniente da luoghi simbolici del pianeta.
Per il 2026, a “Greta e le favole vere” è stata assegnata una speciale goccia di colore blu. La giuria ha premiato in particolare la capacità del film di affrontare la crisi climatica e la perdita di biodiversità attraverso il linguaggio della fiaba.
Nella motivazione si sottolinea come l’opera riesca a «tradurre la complessità della crisi climatica e della perdita di biodiversità nel linguaggio universale della fiaba», costruendo un ponte tra immaginario e realtà scientifica. Il film, secondo Green Cross Italia, rappresenta inoltre uno strumento di dialogo e sensibilizzazione rivolto in particolare a famiglie e scuole, senza ricorrere né al catastrofismo né a una semplificazione della sfida ambientale.
La goccia di quest’anno custodisce un mix di materiali provenienti da tre luoghi italiani: gesso selenite della cava Ballarini di Poggio Torriana, in provincia di Rimini, zolfo dell’ex miniera Ciavolotta di Agrigento e salgemma della miniera di Raffo, a Petralia Soprana, in provincia di Palermo.
Il lancio della petizione nasce direttamente dal messaggio del film. “Greta e le favole vere” racconta la storia di Greta, una bambina di dieci anni che, insieme all’amico Sauro e ad altri giovani compagni, decide di mobilitarsi per liberare un cucciolo di orso polare tenuto prigioniero e riportarlo al Polo Nord.
Avventura, fantasia e impegno civile si intrecciano così in una favola contemporanea che mette al centro la possibilità di agire invece di restare spettatori di fronte alle emergenze del nostro tempo.
È lo stesso principio che Carboni ha portato sul palco del Green Drop Award: trasformare una storia immaginata in uno stimolo alla partecipazione reale. Gli “Stati Generali della Cura” vengono presentati infatti come un percorso collettivo attraverso il quale cittadini e realtà della società civile possano confrontarsi e contribuire a definire una nuova visione europea.
«Come nel film una bambina restituisce un orso al suo habitat naturale, noi possiamo fare la nostra parte firmando. Perché ogni gesto piccolo, moltiplicato per migliaia, può cambiare il corso delle cose», si legge nell’appello.
Dalla laguna di Venezia, dunque, la favola di Greta prova simbolicamente a uscire dallo schermo e a trasformarsi in una proposta politica e civile: un invito a immaginare un’Europa capace di prendersi cura dell’ambiente, delle persone e delle proprie istituzioni, partendo dalla partecipazione dei cittadini.






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