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INTERVISTE I Giulia Gualano: «In Election Day il cinema ha il coraggio di far riflettere con il sorriso»

Accanto ad Angela Finocchiaro nel nuovo film di Giorgio Amato, Giulia Gualano racconta il valore del lavoro di squadra, il coraggio di affrontare temi scomodi e il percorso che l’ha portata a costruire una carriera lontana dagli stereotipi.

ROMA – Dal 9 luglio sarà nelle sale con Election Day, la nuova commedia di Giorgio Amato distribuita da Medusa Film. Nel film interpreta Anita, assistente personale di una deputata progressista travolta da uno scandalo mediatico proprio nella notte delle elezioni: un ruolo che si muove tra satira politica, tensione e ironia, accanto a interpreti del calibro di Angela Finocchiaro, Giorgio Tirabassi e Antonio Gerardi. Per Giulia Gualano è un’altra tappa di un percorso che, tra cinema indipendente, teatro e televisione, l’ha portata a confrontarsi con personaggi sempre diversi, senza mai rinunciare alla ricerca e alla complessità. Con lei abbiamo parlato del film, del mestiere dell’attrice e dell’evoluzione dei personaggi femminili nel cinema italiano.

Giulia, ti chiedo subito: nel cast ci sono interpreti molto amati come Angela Finocchiaro, Giorgio Tirabassi e Antonio Gerardi. C’è qualcosa che hai imparato lavorando accanto a loro sul set?

«Certamente! In generale quando sono sul set cerco sempre di imparare dai miei colleghi, poiché è nell’interazione che costruisco meglio il personaggio e riesco a trovare delle sfumature che da sola non avrei mai immaginato potessero funzionare. Nel caso di questo set posso dire che è stata una vera e propria masterclass, poiché attori come Angela, Giorgio e Antonio hanno davvero tanta esperienza e ti coinvolgono subito nel lavoro mettendoti a proprio agio. Questo è stato molto importante, anche perché dovevamo girare parecchie pagine di sceneggiatura al giorno e c’era sempre l’ansia di sbagliare e rallentare tutta la macchina del set. Avendo però dei colleghi così disponibili, professionali e sereni, è stato tutto molto semplice.»

In Election Day interpreti un personaggio inserito in una notte che fa esplodere tensioni politiche, mediatiche e familiari. Cosa ti ha colpito di più della sceneggiatura di Giorgio Amato?

«Il fatto che fosse una sceneggiatura coraggiosa. Forse troppo coraggiosa per il periodo sociale e politico che stiamo vivendo. A volte i film prendono posizione, ma lo fanno o in modo molto blando oppure avendo la pretesa di insegnare qualcosa, dall’alto, in modo impersonale. Nel caso di Election Day, che io definirei una commedia grottesca e drammatica, Amato ha usato toni leggeri e ironici per stimolare riflessioni profonde su tematiche controverse. Per questo motivo sono infinitamente grata a Medusa, che sta distribuendo un film così fuori dagli schemi, così diverso dalle solite commedie attualmente prodotte in Italia. Si racconta la vita privata di una donna protagonista della politica, una donna che ha basato tutta la sua campagna elettorale su valori come diritti, uguaglianza, dignità e integrazione e che si trova improvvisamente alle prese con la deriva xenofoba del compagno, prima in diretta tv e poi attraverso continui post pieni d’odio diventati virali. E tutto accade proprio la sera delle elezioni, quando in ballo c’è il suo destino politico. I valori sostenuti dalla protagonista dovrebbero essere alla base di ogni democrazia, eppure oggi vedo che sta diventando sempre più normale assistere a episodi di intolleranza, discriminazione, campagne d’odio e retoriche costruite contro le minoranze. La sceneggiatura parte proprio dalla consapevolezza di questo mix esplosivo e il mio personaggio, Anita, si ritrova a gestire una situazione paradossale cercando di arginare la crisi tra comunicati stampa e smentite. È una donna forte, preparata, ma anche cinica e arrivista. Una bellissima sfida da interpretare.»

Giulia Gualano

La tua carriera attraversa cinema indipendente, televisione, teatro e commedie molto diverse tra loro. Qual è il filo rosso che lega le scelte che hai fatto finora come attrice?

«Ho avuto la fortuna di interpretare personaggi interessanti da studiare, spesso molto diversi da me. Il bello del mestiere dell’attore è proprio mettersi nei panni di persone che fanno cose che io non farei mai. Tra una wedding planner e una giornalista ho interpretato anche una madre che stermina la propria famiglia, una donna abusata che si vendica dello zio e una moderna Maria Maddalena. La parte che amo di più arriva ancora prima del set: il lavoro di ricerca. Scoprire mondi che non conoscevo, approfondire temi complessi, seguire dibattiti, confrontarmi con persone che hanno vissuto davvero certe esperienze. Sono una persona molto curiosa e credo che, senza questa curiosità, non potrei fare l’attrice.»

Negli ultimi anni molte attrici stanno chiedendo personaggi femminili più complessi e meno stereotipati. Hai la sensazione che il cinema italiano stia cambiando davvero da questo punto di vista?

«Purtroppo non vedo grandissimi cambiamenti, se non in pochi e ammirevoli casi. Continuano a essere una minoranza i film italiani che hanno una donna come protagonista assoluta e, nella maggior parte dei casi, si tratta di drammi. Le commedie con personaggi femminili davvero centrali sono ancora troppo poche.»

Guardando il percorso che ti ha portato da Foggia a Roma, dagli studi di danza ai set cinematografici, qual è il consiglio che daresti alla Giulia che stava iniziando questo mestiere?

«Forse le direi di accelerare un po’ le tappe e di eliminare ciò che, col senno di poi, non mi è servito in modo concreto. Da quando sono arrivata a Roma ho sempre lavorato perché desideravo essere indipendente e questo inevitabilmente mi ha tolto tempo. Probabilmente non mi sarei iscritta all’università e mi sarei concentrata subito sugli studi di recitazione. Poi però penso anche che, se oggi riesco ad affrontare una lettura e un’analisi del testo e del personaggio in un certo modo, forse è anche merito di tutto quel tempo che allora credevo di aver perso sui libri.»

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