CANNES – Durante il Festival di Cannes 2026, Cate Blanchett è tornata a parlare apertamente del movimento #MeToo e del modo in cui, secondo lei, Hollywood abbia progressivamente smorzato la portata di quella rivoluzione culturale iniziata nel 2017 dopo il caso Harvey Weinstein.
Nel corso di una conversazione pubblica al festival, l’attrice australiana ha dichiarato che il MeToo «è stato ucciso molto velocemente», esprimendo frustrazione per il fatto che molte delle questioni emerse in quegli anni siano rimaste irrisolte. Blanchett ha sottolineato come il movimento avesse inizialmente dato voce non soltanto alle celebrità, ma anche alle persone comuni. «Ci sono molte persone con una piattaforma che possono parlare con relativa sicurezza e dire “questo è successo anche a me”. Ma quando la cosiddetta donna comune dice “MeToo”, perché quella voce viene zittita?», ha spiegato l’attrice durante l’incontro.
Secondo Blanchett, il movimento aveva soprattutto il merito di aver portato alla luce «uno strato sistemico di abuso» presente non solo nell’industria cinematografica ma in molti altri ambienti lavorativi. Un problema che, a suo dire, continua però a esistere anche oggi. L’attrice ha inoltre parlato della persistente disparità di genere sui set cinematografici contemporanei. «Faccio ancora il conto ogni giorno: ci sono dieci donne e settantacinque uomini», ha detto, aggiungendo che ambienti così poco equilibrati finiscono inevitabilmente per diventare «stagnanti» e poco aperti a prospettive diverse.
Le sue dichiarazioni arrivano a distanza di otto anni dalla celebre protesta organizzata proprio a Cannes nel 2018, quando Blanchett guidò 82 donne sul red carpet del festival per denunciare la disparità tra registi uomini e donne nella storia della selezione ufficiale. Quel numero rappresentava infatti le poche registe entrate in concorso a Cannes rispetto agli oltre 1800 uomini selezionati nel corso dei decenni. Negli ultimi anni il dibattito sul MeToo si è progressivamente affievolito a Hollywood, anche se il tema continua a riemergere ciclicamente nei grandi festival internazionali e nelle discussioni legate alla rappresentazione femminile nell’industria audiovisiva. E le parole di Cate Blanchett sembrano voler riportare l’attenzione proprio su questo: sul rischio che quella spinta iniziale verso il cambiamento sia stata assorbita, normalizzata e infine messa ai margini troppo rapidamente.
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