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CANNES 2026 I La bola negra, il progetto più ambizioso di Los Javis

Javier Ambrossi e Javier Calvo, Los Javis, portano alla 79° edizione del Festival di Cannes il film più atteso, La bola negra.

ROMA – Nel panorama cinematografico del 2026, pochi titoli hanno acceso un’attesa paragonabile a La bola negra, il nuovo film scritto e diretto da Javier Ambrossi e Javier Calvo, il duo conosciuto come Los Javis. In concorso ufficiale al Festival di Cannes 2026, il film segna una svolta nel loro percorso: dall’energia pop e televisiva degli esordi a un’opera più stratificata, ambiziosa e apertamente politica.

La bola negra si articola su tre linee temporali:1932, 1937 e 2017, intrecciando le vite di tre uomini gay in momenti diversi della storia spagnola. La struttura non è solo narrativa, ma simbolica: le epoche si riflettono e si amplificano a vicenda, mostrando come il desiderio resti invariato mentre è il contesto sociale a trasformarlo, reprimerlo o accoglierlo. Il 1932 restituisce una Spagna ancora attraversata da fermenti culturali e aperture; il 1937, nel pieno della Guerra Civile Spagnola, diventa uno spazio di violenza e cancellazione; il 2017 racconta una contemporaneità apparentemente libera, ma ancora segnata dalle ombre del passato. Ne emerge una consapevolezza netta: la libertà del presente si fonda sulle vite negate di ieri. I personaggi non vivono solo la propria storia, ma anche quella di chi li ha preceduti, e il passato continua a vibrare nel presente.

La bola negra nasce dall’incontro tra materiali diversi: da un lato un progetto incompiuto legato a Federico García Lorca, figura centrale della cultura spagnola del Novecento, poeta e drammaturgo assassinato nel 1936 e divenuto simbolo di una generazione spezzata; dall’altro il testo teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero. L’idea attribuita a Lorca, che avrebbe potuto rappresentare una delle prime narrazioni apertamente queer della letteratura spagnola, diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul desiderio e sull’identità come eredità storica ed emotiva. Il titolo rimanda invece a un antico meccanismo di esclusione: la “palla nera” era il segno con cui si respingeva qualcuno da una comunità. Nel film diventa l’immagine dell’emarginazione, di chi viene considerato fuori posto o non accettabile. In chiave queer, questo simbolo si estende fino a indicare una condizione che attraversa epoche e generazioni.

A sostenere la narrazione c’è un cast di grande rilievo, guidato da Penélope Cruz e Glenn Close, affiancate da interpreti di generazioni e provenienze diverse. Una scelta che riflette l’ambizione del progetto: raccontare una storia profondamente radicata nella Spagna, ma capace di parlare a un pubblico internazionale.

Con La bola negra, i registi Ambrossi e Calvo compiono un salto evidente. Se i loro lavori precedenti si distinguevano per un tono pop, emotivo e accessibile, qui affrontano una materia più complessa, avvicinandosi a un cinema d’autore che, per intensità emotiva, può ricordare quello di Pedro Almodóvar. Resta però intatta la loro cifra: l’attenzione ai personaggi, una sensibilità queer autentica e la capacità di tenere insieme emozione e riflessione senza perdere contatto con lo spettatore.

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