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L’ANNO NUOVO CHE NON ARRIVA I Il trailer del Miglior film sezione Orizzonti a Venezia 82

Un mosaico di vite ordinarie travolte dalla Storia, in cui l’ironia diventa l’unico modo per affrontare l’assurdità del potere e l’ultima notte di un mondo che sta per finire.

Una scena tratta dal film

ROMA – Premiato come Miglior film nella sezione Orizzonti dell’81°Mostra del Cinema di Venezia e insignito di tre riconoscimenti (tra cui Miglior Film per la Giuria Giovani e Miglior Attore Protagonista ad Adrian Vancică) all’ottavo Euro Balkan Film Festival, “L’anno nuovo che non arriva” è una tragicommedia che esplora la psicologia collettiva di un Paese in bilico, in cui l’umorismo diventa un modo per raccontare l’assurdità e l’insensatezza del potere.

Ambientato in Romania nel dicembre del 1989 – alla vigilia del crollo del regime di Ceaușescu – il film segue le vicende di sei personaggi che cercano di mantenere un equilibrio mentre il sistema sociale si sgretola intorno a loro, dando vita a un puzzle tragicomico ad alta tensione, dove storie personali e Storia collettiva si intrecciano in un crescendo drammatico. Queste esistenze – diverse, fragili, sorvegliate – finiranno così per scontrarsi e incastrarsi in un mosaico di ironia e tensione, culminando in un finale esplosivo.

Il regista rumeno Mureșanu firma un’opera che coniuga ritmo, umorismo nero e riflessione politica, raccontando come le persone comuni reagiscono quando un intero sistema sociale si dissolve sotto i loro occhi: non il solito film sulla rivoluzione rumena, bensì un’opera sulla vigilia della rivoluzione, sul momento in cui tutto può cambiare ma nessuno lo sa ancora. «Il regime di Ceaușescu è stato raccontato da molti registi rumeni, io volevo dare la mia interpretazione con un tono completamente diverso, al limite della tragicommedia» – ha dichiarato il regista Bogdan Mureșanu – «C’è un lieto fine, ma tutti i personaggi attraversano prove personali, alcune assurde, altre puramente comiche, nell’arco di un giorno e la mattina seguente. Ho sentito che il mio approccio era abbastanza originale da essere considerato una nuova prospettiva sulla rivoluzione, come una narrazione caleidoscopica: una storia a più trame con numerosi personaggi le cui storie si intrecciano nel film. Mi interessava come affrontano la sensazione di un mondo che svanisce, e l’umanità delle vite ordinarie esposte a grandi eventi storici.»

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