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Addio a Sally Kirkland: se ne va a 84 anni l’anima ribelle di Anna e del cinema indipendente americano

Attrice iconica, musa di Warhol e candidata all’Oscar per Anna nel 1988, Sally Kirkland ha attraversato sessant’anni di cinema con una carriera audace, libera e fuori dagli schemi.

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ROMA – È morta a 84 anni Sally Kirkland, attrice americana e figura di culto del cinema indipendente. Nata a New York nel 1941, Kirkland ha costruito una carriera fuori dalle regole, segnata da ruoli intensi, un carisma inconfondibile e una vita artistica sempre ai margini del sistema. Negli ultimi anni aveva avuto problemi di salute e viveva a Palm Springs, dove si è spenta dopo un periodo di degenza in una struttura specializzata.

Candidata all’Oscar nel 1988 per Anna, il film che la consacrò anche ai Golden Globes, Kirkland interpretava una diva dell’Est europeo alle prese con il sogno americano e il disincanto dell’esilio. Un personaggio specchio della sua stessa sensibilità: vulnerabile, appassionata, feroce nel difendere la propria autenticità.

Prima di arrivare al successo cinematografico, Kirkland era stata parte della Factory di Andy Warhol, respirando la libertà creativa della New York degli anni Sessanta. Da lì era passata al teatro d’avanguardia e poi a Hollywood, alternando cinema d’autore e produzioni mainstream. Tra i titoli più noti: Charlie’s Angels, JFK di Oliver Stone, Bruce Almighty con Jim Carrey e una lunga serie di apparizioni televisive, da Starsky & Hutch a Days of Our Lives.

Nel corso della sua carriera aveva recitato in oltre 250 film e serie, portando avanti un percorso segnato da scelte coraggiose e da un amore assoluto per il mestiere. Negli ultimi anni era tornata a farsi notare in Sallywood, un film semi-autobiografico che raccontava il suo legame con il regista Xaque Gruber e rifletteva sui contrasti di Hollywood, tra sogni infranti e secondi atti possibili.

Sally Kirkland lascia dietro di sé una filmografia immensa e un’eredità preziosa: quella di un’artista che ha sempre preferito l’autenticità alla convenzione, e che anche nel silenzio degli ultimi anni ha continuato a incarnare l’essenza più sincera del cinema indipendente americano.

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