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Cassavetes, Scorsese e quelle bobine sotto braccio: la storia folle di Una moglie

Rifiutato da tutti, John Cassavetes girava i cinema con le bobine del suo film sperando in una proiezione. A salvarlo fu Martin Scorsese. Il resto è leggenda.

Una scena del film Una moglie

ROMA – Ci sono storie che sembrano scritte per il grande schermo, e invece sono più vere del vero. Tipo – senza troppi giri di parole – questa: un regista con le bobine sotto braccio, porte sbattute in faccia, e un amico pronto a tutto pur di aiutarlo. Il regista è John Cassavetes. Il film si chiama Una moglie. E l’amico? Martin Scorsese. Siamo nel 1974. Cassavetes ha appena terminato uno dei suoi film più personali e radicali, Una moglie (A Woman Under the Influence), ma nessuno vuole distribuirlo. Troppo lungo, troppo complesso, troppo tutto. E allora che fa lui? Si mette le bobine sotto il braccio – sì, letteralmente – e comincia a portarle di cinema in cinema, come un venditore di sogni, sperando che qualcuno accetti di proiettarlo.

Ed è qui che entra in scena Martin Scorsese, fresco del successo di Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno. Grande fan di Cassavetes, decide di intervenire a modo suo: minaccia di ritirare il suo Alice non abita più qui da un importante festival di New York a meno che non venga proiettato anche il film dell’amico. Una mossa da vero gangster del cinema. Il resto è storia: Una moglie debutta, incanta pubblico e critica, e vola agli Oscar con due nomination – miglior regia a Cassavetes e miglior attrice protagonista a una straordinaria Gena Rowlands, che in Mabel regala una delle interpretazioni più memorabili della sua carriera. Una lezione di resistenza, visione e amore per il cinema. Perché a volte, per cambiare il destino di un film, bastano due cose: una bobina sotto braccio… e l’amico giusto al tuo fianco.

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