ROMA – Ci sono personaggi che richiedono agli attori di andare oltre la semplice interpretazione, costringendoli a confrontarsi con emozioni, paure e inquietudini lontane dalla propria esperienza quotidiana. È quello che è accaduto a Giglia Marra, interprete del nuovo film di Federico Zampaglione, The Nameless Ballad, al cinema dal 5 novembre. Ospite del nostro Hot Corner, l’attrice ha raccontato ai nostri microfoni il complesso percorso di preparazione che l’ha portata a confrontarsi con un personaggio segnato da rancori profondi, desideri repressi e un rapporto tormentato con la musica.
Al centro del suo lavoro, infatti, c’è stata la necessità di entrare nella dimensione psicologica di una donna appartenente a un’epoca distante un secolo da quella dei protagonisti, costretta a rinunciare alla possibilità di vivere pienamente la propria passione musicale. Una frustrazione che attraversa il personaggio e ne alimenta i turbamenti più oscuri, trasformando ciò che avrebbe potuto rappresentare una forma di libertà in una ferita mai rimarginata.
Per Giglia Marra, dare corpo e voce a questa figura ha significato affrontare una sfida tanto fisica quanto spirituale. Un’immersione in una dimensione emotiva inconsueta, lontana dalla quotidianità, che ha richiesto un lavoro di ricerca e preparazione particolarmente intenso. Durante l’intervista, l’attrice ha raccontato anche un dettaglio significativo di questo percorso: la necessità di tenere un crocifisso tra le mani durante lo studio del personaggio, quasi a cercare un punto di riferimento mentre esplorava gli aspetti più inquietanti della sua interiorità.
In The Nameless Ballad, la musica assume così un ruolo che va ben oltre quello di semplice accompagnamento narrativo. Diventa il filo conduttore di una storia attraversata da un terrore antico, difficile da definire e ancora più complesso da affrontare. Un elemento capace di evocare passioni negate, memorie dolorose e sentimenti rimasti sepolti nel tempo.
È proprio in questo intreccio tra musica e inquietudine che si inserisce il nuovo lavoro di Federico Zampaglione, nel quale il passato continua a esercitare la propria influenza sul presente. E attraverso il racconto di Giglia Marra emerge anche il lavoro invisibile che si nasconde dietro la costruzione di un personaggio: quello che porta un’interprete ad attraversare territori emotivi sconosciuti per restituire sullo schermo una paura credibile e profondamente umana.
Guarda qui la nostra intervista a Giglia Marra, a cura di Dario Cangemi, su Hot Corn.





Lascia un Commento