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Noi un po’ meglio | Una bella sorpresa su Netflix, nel segno di un cinema italiano di qualità

Daniele Luchetti racconta attraverso la commedia il percorso di una coppia verso l’adozione e tutte le difficoltà che comporta. Con Maria Chiara Giannetta ed Elio Germano.

ROMA – Non tutte le storie d’amore sono fatte di certezze, e non tutte le famiglie nascono seguendo un percorso prestabilito. È intorno a questa idea che Daniele Luchetti costruisce “Noi un po’ meglio”, un film che, con leggerezza e una buona dose di realismo, racconta le difficoltà di una coppia alle prese con il desiderio di adottare un bambino. Una storia che parte da un incontro decisamente insolito e che, quattro anni dopo, ritrova i suoi protagonisti davanti a una scelta destinata a cambiare il loro rapporto.

Simone e Lucia hanno poco in comune. Lui è razionale, abitudinario, legato alla famiglia e alle sue dinamiche, anche quando queste diventano ingombranti. Lei è più istintiva, insofferente alle convenzioni, precaria nel lavoro e poco interessata a rispettare le aspettative degli altri. Simone vorrebbe avere un figlio, mentre Lucia inizialmente non ne sente il desiderio, ma con il tempo cambierà idea. La decisione di intraprendere il percorso dell’adozione mette inevitabilmente a nudo le loro differenze. Tra documenti, colloqui e incontri con le psicologhe, quella che sembrava una scelta condivisa diventerà anche un’occasione per capire quanto ciascuno sia davvero pronto ad affrontare un cambiamento così importante.

A far emergere le loro contraddizioni contribuiscono soprattutto i colloqui con la dottoressa Zappacosta (Anna Bonaiuto). Le sue domande, spesso dirette e tutt’altro che accomodanti, portano a galla aspetti del passato e dinamiche familiari che inevitabilmente influenzano il loro modo di vivere le relazioni. Luchetti allarga così lo sguardo alle rispettive famiglie, mettendo a confronto due realtà profondamente diverse: quella di Simone, apparentemente impeccabile, ma segnata da una presenza costante e talvolta soffocante, e quella di Lucia, condizionata dal rapporto irrisolto con una madre incapace di offrirle la vicinanza e le attenzioni di cui avrebbe avuto bisogno. Due esperienze che hanno lasciato tracce profonde e che tornano inevitabilmente a farsi sentire proprio mentre i protagonisti si interrogano sulla possibilità di diventare genitori.

Se Elio Germano conferma ancora una volta la sua capacità di dare profondità anche ai personaggi più contraddittori, Maria Chiara Giannetta è straordinaria. La sua Lucia è spontanea, irregolare, a tratti spiazzante, ma soprattutto umana. Un personaggio importante, perché attraverso di lei passa una parte significativa del percorso emotivo del film: quello di una donna che, pur avendo sempre guardato con diffidenza alla maternità, arriva gradualmente e profondamente a confrontarsi con il desiderio di prendersi cura di un bambino.

L’adozione viene raccontata anche nella sua dimensione più complessa, attraverso un percorso burocratico e psicologico che a tratti sembra chiedere a chi desidera un figlio di dimostrare continuamente di esserne all’altezza. Luchetti affronta questa contraddizione senza retorica, scegliendo intelligentemente la strada della commedia, una scelta lodevole, che gli permette di raccontare anche le situazioni più delicate, senza mai perderne di vista il peso umano, mettendo in luce che dietro ogni pratica ci sono persone, storie e sentimenti.

Ma Noi un po’ meglio va oltre il tema dell’adozione. È una storia che parla di legami, delle famiglie in cui siamo cresciuti e di quelle che scegliamo di costruire, portandoci dietro esperienze, paure e fragilità. Perché diventare genitori significa anche fare i conti con la propria storia, imparare a riconoscere i propri limiti e trovare il modo di non trasmettere agli altri le mancanze che ci hanno segnato.

Una bella scoperta nel catalogo Netflix, che rappresenta anche un’ulteriore conferma delle qualità di Luchetti e del valore di un titolo italiano che merita decisamente di essere visto.

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