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Sergio Manfio: «Il mio piccolo grande Leo da Vinci, in missione per tutti i bambini»

Il genio di Leonardo e l’immaginazione fondamentale per i più piccoli: l’intervista di Hot Corn al regista

Toscano, scalmanato, geniale. Leonardo, dalla spiccata propensione all’inventare e all’osservare, passa le giornate con l’amico Lorenzo, giocando con le sue tante invenzioni. Leo, poi, è talmente innamorato di Lisa che le ha dedicato anche un certo ritratto. Purtroppo, quando la casa della ragazza prende fuoco, Leonardo, insieme ai suoi amici, decide di mettersi alla ricerca di un tesoro subacqueo, facendosi aiutare da una delle sue tante, geniali invenzioni: lo scafandro. Che l’avventura abbia inizio, dunque, nel film Leo da Vinci – Missione Monna Lisa, prodotto da Gruppo Alcuni – la produzione tutta italiana dietro le serie di successo Cuccioli e Mini Cuccioli e delle loro amabili avventure sul grande schermo –, distribuito da Videa e appena arrivato in anteprima su CHILI. E, noi di Hot Corn, tra rimandi a Leonardo, immaginazione e il mondo dell’animazione, abbiamo intervistato il regista e sceneggiatore del film, Sergio Manfio. Ecco quello che ci ha raccontato.

leo Da Vinci
I protagonisti di Leo Da Vinci – Missione Monna Lisa.

OSSERVARE «Il film illumina la vita del genio toscano a quindici, sedici anni. Abbiamo voluto mettere dei riferimenti storici funzionali e corretti a sorreggere una storia di pura fantasia. Il progetto, del resto, nasce con l’idea di riuscire a realizzare un’avventura che tenga conto del Leonardo Da Vinci da giovane che vuol giocare, insieme agli amici, con le sue molteplici invenzioni. Da un lato si lavora sul concetto della creatività, volando con l’immaginazione, agganciata alla concretezza delle sue creazioni. Poi, c’è l’osservazione: Leonardo osservava la natura e, di conseguenza, inventava, sperimentava, osava. Ecco, osservazione e creatività, sono gli elementi fondamentali e sostanziali».

leo da vinci
(Monna) Lisa.

LEONARDO «Scrivendo la sceneggiatura, ci siamo avvicinati moltissimo a Leonardo. Ho scoperto che si intendeva di cucina e, sembrerebbe, che abbia addirittura aperto una locanda! Non solo, ha ideato delle scenografie per il teatro, di quelle un po’ magiche, a scomparsa, ma era anche un autore di storielle e indovinelli. Insomma, si è intrufolato in tutte le capacità umane di ideare e pensare. E, scrivendo per i bambini, mi interessava trovare cose curiose. Ovviamente, nel film, ci abbiamo messo del nostro, anche se molte invenzioni sono rimaste solo teoriche: più che la funzione, il suo genio era il pensiero stesso».

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Firenze, secondo l’animazione di Sergio Manfio.

IL RACCONTO «Quando si scrive per un cartoon si pensa ai più piccoli. Ultimamente molte produzioni sono, invece, all target, spingendo i bambini a vedere cose che, magari, non capiscono o non comprendono in pieno. Nelle nostre produzioni cerchiamo di mantenere uno spirito che tocchi i bambini, senza per forza solleticare i più grandi. Evitiamo di puntare su alcune situazioni: una fiaba non ha bisogno di troppe descrizioni, ed è dimostrato che l’efficacia su un bambino arriva quando va dritta al messaggio. Cerco di porre l’attenzione, dove riesco, solo su quello che interessa davvero a loro. Se c’è una storia buona, soffermarsi sul resto, non ha molto senso. Vogliamo raccontare un’avventura. Questa è la cosa più importante, anche sfidando dei salti narrativi con l’immaginazione».

Una scena di Leo da Vinci – Missione Monna Lisa.

KIDS «È complicato ricevere un buon feedback dai più piccoli, e quando arriva quello buono, beh, è una cosa bellissima. La cosa importante è catturarne l’attenzione con una storia che sia forte. Bisogna lavorare su questo: fornire al bambino dei modelli interpretativi della realtà. Il film è  già stato distribuito in mezza Europa, fino in Asia. Se il sistema aiutasse maggiormente le produzioni chissà cosa si potrebbe creare, potremmo diventare ancor più competitivi».

Leo e Lisa.

PUNTI FERMI «L’animazione, oggi? Qualche anno fa si è creato un punto di partenza. Con la digitalizzazione abbiamo cominciato a produrre delle serie importanti e adesso c’è una vivacità interessante, nonostante i problemi. Lo sviluppo dell’animazione in CGI è costoso e, come italiani, non abbiamo grande aiuto, al contrario di altre nazioni europee. Non c’è un sistema che permetta alle produzioni un livello di promozione e mantenimento nella sala soddisfacente. Al netto di questo, stanno nascendo però delle belle cose. Dovrebbe esserci una sinergia maggiore su tutti i piani. Penso ai ragazzi formati in questo settore, che devono andare all’estero per lavorare, dove riescono ad utilizzare il loro potenziale. Sarebbe meraviglioso, invece, poterli tenere con noi».

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