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Ryan Gosling: «Il mio Neil Armstrong, eroe timido sospeso tra la Luna e la famiglia»

Dopo La La Land, l’attore va nello spazio. E al Lido racconta Il primo uomo, in sala dal 12 ottobre

Ryan Gosling al photocall di Venezia.

VENEZIA – Dopo il jazzista Sebastian in La La Land, questa volta Ryan Gosling è Il primo uomo per Damien Chazelle, biopic su Neil Armstrong che ha aperto Venezia 75 tentando di raccontare la vita dell’uomo che mise piede per la prima volta sul suolo lunare. Gosling non si accontenta però di infilarsi la tuta spaziale, ma esplora anche l’intimità domestica del protagonista. A tracciarne il profilo sono così non solo l’ex moglie Janet (Claire Foy) e il collega Edward Higgins White (Jason Clarke, entrambi al Lido), ma anche i parenti e gli amici di Armstrong. Il film, in sala il 12 ottobre, dopo Venezia farà tappa al Toronto Film Festival e – con il marchio di fabbrica della produzione di Steven Spielberg – si candida ad essere uno dei protagonisti della Awards Season che verrà. Ecco cos’ha raccontato Gosling in conferenza stampa qui al Lido.

Ryan Gosling durante la conferenza stampa de Il primo uomo.

L’ALTRO UOMO «Preparare questo ruolo? Un lavoro di squadra. I miei principali riferimenti sono stati i figli e l’ex moglie di Neil, con cui ho parlato molto, ma anche gli amici d’infanzia, e poi la lunga biografia di James Hansen, il museo a lui dedicato e la NASA che mi ha spalancato le porte fornendomi il supporto necessario per comprenderlo. Quello che mi ha colpito maggiormente di Armstrong? La dimensione umana, la sua straordinaria umiltà, tanto che è stata una vera e propria sfida rendergli giustizia non solo professionalmente, ma anche umanamente. Mi ha emozionato riuscire a trovare il tono giusto…».

Gosling con Damien Chazelle all’Armstrong Air and Space Museum di Wapakoneta, in Ohio.

TRAINING SPAZIALE «C’è un vecchio proverbio che dice che si deve imparare a guidare prima di volare ed è vero. A me serviva una preparazione meticolosa, partire dall’ABC delle dinamiche di volo. Quando l’ho fatto ho capito perché Armstrong sia diventato un grande astronauta e io no. Persone come lui vivono di sfide, raggiungono il punto di rottura solo per permettere all’umanità di fare un passo avanti. Sono uomini speciali e dobbiamo a loro questa rivoluzione nella tecnologia aeronautica».

Ancora Gosling con Chazelle in conferenza stampa.

CHAZELLE, I LOVE YOU «Cosa cerco in un regista? Dei bei capelli! Damien è per metà canadese e questo aiuta (ride, nda). Scherzi a parte, è incredibile il nostro incontro: quando ci siamo visti per parlare di questo film aveva in mente un certo musical e si muoveva contemporaneamente su entrambi progetti. Sono quel tipo di film che non puoi rifiutare: sia Il primo uomo che La La Land ti permettono di sperimentare e vivere fino in fondo le esperienze dei personaggi… E poi, diciamolo, lui ha un istinto fortissimo: non si tratta solo di realizzare quello che il pubblico vuole vedere ma di unire le persone in una sala. Damien che ha il dono di trasmettere il suo amore per il cinema attraverso le immagini».

Gosling con la tuta di Armstrong in una scena de Il primo uomo.

NON CHIAMATELO EROE «Io sono canadese e quindi non sono la persona giusta per dire se Neil incarni o meno le doti dell’eroe americano (ride, nda). È stato il primo uomo sulla luna e i suoi passi sono stati un passaggio fondamentale per l’umanità. Fa parte di una categoria di professionisti che conquista il cielo ma poi rimane con i piedi per terra, resta umile e dirotta altrove le attenzioni. Nel suo caso alle 400 persone che hanno reso possibile la sua missione. Si considerava la punta di un iceberg e non credo si vedesse come un eroe, anche se lo era agli occhi del mondo. Quando ho parlato con i suoi familiari ho capito che non era il tipico eroe americano à la Gary Cooper. Si capiva da come si comportava. Credo fosse molto di più».

Qui potete vedere il trailer de Il primo uomo:

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