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Donna Tartt, la Kidman e un bel film | Ma perché Il Cardellino non è uscito in sala?

Una storia emozionante e il valore della bellezza, eppure non è bastato. Perché?

Il Cardellino nella nostra veste grafica
Il Cardellino nella nostra veste grafica

ROMA – Un’ottima regia, la presenza di Nicole Kidman nel pieno della sua nuova carriera, It’s all Over Now, Baby Blue nella versione di Van Morrison, appoggiata su una bellissima sequenza, e un’estetica di grande classe. Insomma, è piuttosto incredibile che una pellicola come Il Cardellino non abbia trovato una distribuzione in sala, arrivando direttamente ed esclusivamente in digitale (ed è appena uscito, lo trovate qui su CHILI), scavalcando così quel confine tra piccolo e grande schermo e aprendo, di conseguenza, interessanti scenari futuri ma anche inquietanti domande.

Il Cardellino: Nicole Kidman e Ansel Egerton
Il Cardellino: Nicole Kidman e Ansel Egerton

Tralasciando gli aspetti prettamente industry fa effettivamente strano non vederlo al cinema perché davvero ormai in sala arriva di tutto e di più. Sarà che la fotografia di Roger Deakins è meravigliosa (ma se avete un 4K a casa va bene lo stesso), sarà che gli abiti di Kasia Walicka cadono alla perfezione sugli interpreti, sarà che l’epopea del protagonista Theodore “Theo” Decker (interpretato da Ansel Egerton quando è adulto e dal piccolo e bravo Oakes Fegley) è coinvolgente, commovente e tormentata. Insomma, perfetta per un pubblico educato e raffinato che cerca un dramma con cui emozionarsi e piangere.

Una scena de Il Cardellino
Oakes Fegley e Finn Wolfhard

Diretto da John Crowley (che un certo occhio l’aveva già dimostrato con Brooklyn), il film è tratto dall’omonimo libro di Donna Tartt (con cui ha vinto il Pulitzer nel 2014 e che anche in Italia un paio di copie le ha vendute, ehm) e nelle sue due ore e mezza, cerca di mettere in prosa filmica le quasi mille pagine del libro. Una sfida tutt’altro che facile, soprattutto se la storia in questione tratta diversi temi. Del resto, nel romanzo della Tartt c’era già tanto: descrizioni e digressioni, la paura, la crescita, la perdita e l’accettazione di sé.

Il Cardellino: una scena del film

Mentre Theo, anno dopo anno, resta aggrappato a quel quadro (Il Cardellino, appunto, di Carel Fabritius) che gli ricorda gli ultimi momenti insieme a mamma, prima di perderla per sempre in un attentato al Metropolitan di New York. Eppure, a Crowley, almeno superficialmente, non interessa narrare il libro pagina per pagina, provando invece a concentrarsi sul messaggio finale racchiuso nella vicenda di Theo: il valore assoluto della bellezza. Theo la difende come può, coraggiosamente e utopisticamente, nonostante un padre disgustoso (Luke Wilson) e un mondo che corre troppo veloce per chi ha l’anima buona.

Jeffrey Wright e Oakes Fegley

Così, i salti temporali del regista, nel viaggio tra vita e dolore di Theo – passando dall’Upper West Side ad un’arida villa nel deserto del Nevada, e viceversa – sono amalgamati in una scrittura riempita da spazi e raccordi che, pur non essendo perfettamente coesi, in particolar modo nell’ultima parte (infatti ne Il Cardellino ci sono almeno tre film diversi), sono colmati dal cuore e dall’empatia che il regista mette in ogni singola scena. Elementi imprescindibili di una fragile e indifesa bellezza, da difendere e da inondare di luce. E allora, ci dice Theo, non perdetela. E noi, invece, vi diciamo che non dovete perdete Il Cardellino di John Crowley.

  • Qui potete vedere il trailer de Il Cardellino:

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