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2000 metri ad Andriivka, il fronte come esperienza fisica: il nuovo documentario evento arriva al cinema

Dal team premio Oscar di 20 Days in Mariupol, un’immersione totale nella guerra moderna: tre giorni in sala per uno dei film più duri e necessari dell’anno.

ROMA – Arriverà nelle sale italiane il 19, 20 e 21 gennaio, distribuito da Wanted, 2000 metri ad Andriivka, il nuovo documentario firmato da Mstyslav Chernov. Dopo aver raccontato l’assedio di Mariupol dal punto di vista dei civili, il regista sposta ora lo sguardo direttamente sul fronte, seguendo i soldati ucraini impegnati in una delle operazioni più complesse e simboliche del conflitto.

Il film prende forma durante la controffensiva del 2023 e accompagna un plotone incaricato di riconquistare il villaggio di Andriivka. Tra il punto di partenza e l’obiettivo finale ci sono duemila metri di foresta: uno spazio apparentemente ridotto che si trasforma in un territorio ostile fatto di trincee, mine, fortificazioni e avanzamenti pagati metro dopo metro. Un percorso che diventa esperienza fisica, mentale e morale, in cui il tempo si dilata e la guerra perde ogni retorica.

Chernov costruisce il racconto attraverso un montaggio serrato che unisce il suo sguardo giornalistico ai materiali raccolti direttamente sul campo: bodycam, helmet cam, droni. Il risultato è un’immersione radicale, quasi claustrofobica, che annulla la distanza tra spettatore e combattimento. Non c’è spazio per l’epica, ma per l’attesa, la paura, la ripetizione estenuante dei gesti e una consapevolezza che cresce con ogni passo: per molti di quei soldati, la guerra non ha un orizzonte di conclusione.

2000 metri ad Andriivka non si limita a documentare una battaglia. È una riflessione sul volto contemporaneo del conflitto, che richiama per brutalità e sacrificio le guerre del secolo scorso, pur essendo combattuta con strumenti tecnologici moderni. La vittoria, qui, non coincide mai davvero con la pace, e l’idea stessa di avanzamento assume contorni ambigui e dolorosi.

Dopo il successo internazionale di 20 Days in Mariupol, premiato con Oscar, BAFTA e riconoscimenti nei principali festival, Chernov conferma una voce autoriale rara e necessaria, capace di trasformare il reportage in cinema e il cinema in testimonianza storica. Anche quando, tra le rovine, affiora un’idea di futuro, questa non cancella il trauma: resta come una forma minima di resistenza, fragile ma ostinata.

Qui una clip in anteprima:

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