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Dal libro allo schermo (e ritorno): film e serie ci stanno facendo leggere di più?

Al Premio Solinas di La Maddalena, la ricerca realizzata da NIQ per Netflix racconta il legame sempre più stretto tra audiovisivo ed editoria. Ma soprattutto un nuovo modo di scoprire, vivere e condividere le storie.

LA MADDALENA – Prima il libro o prima il film? Per anni abbiamo trattato le due cose quasi come fossero alternative. C’è chi vuole leggere il romanzo prima di vedere l’adattamento, chi scopre che esiste un libro soltanto dopo i titoli di coda e chi entra in libreria perché sulla copertina ha riconosciuto il volto dell’attore della serie che ha appena finito. Ma forse la domanda interessante, oggi, non è più quale venga prima. È capire quanto pagina e schermo abbiano iniziato ad alimentarsi a vicenda.

Al Premio Solinas di La Maddalena si è parlato proprio di questo durante l’incontro Dove finisce la pagina, dove inizia lo schermo, dedicato al rapporto tra audiovisivo ed editoria e costruito a partire da Dallo schermo alla pagina: l’effetto dell’audiovisivo sull’editoria e i lettori italiani, la ricerca realizzata da NIQ per Netflix. Una ricerca che mette i numeri accanto a qualcosa che vediamo succedere continuamente: una storia passa dalla pagina allo schermo e improvvisamente torna nelle librerie, nelle conversazioni, sui social. A volte raggiunge persino persone che quel libro non sapevano neanche esistesse.

Ed è forse questo il punto più interessante emerso dall’incontro: l’audiovisivo non sta necessariamente sostituendo la lettura. Può diventare uno dei modi attraverso cui ci arriviamo.

Quando arriva il film, torna anche il libro

Il dato da cui partire è semplice: quando un libro diventa un film o una serie, le sue vendite aumentano. E non di poco. La ricerca ha osservato 187 tra film e serie usciti tra il 2022 e il 2025 e i libri da cui sono stati tratti. Nelle quattro settimane successive all’uscita dell’adattamento, le vendite dei volumi sono cresciute in media di quasi il 200% rispetto al periodo precedente. E l’effetto, anche se diminuisce, continua nei mesi successivi. Ma a beneficiarne non sono soltanto i libri che erano già bestseller, anzi: tra quelli analizzati, sono proprio alcuni dei titoli meno conosciuti a registrare gli aumenti più importanti. Per i libri che vendevano meno di mille copie, la crescita nelle prime settimane supera in media il 600%. Ed è qui che cambia un po’ la prospettiva. Perché siamo abituati a pensare che il cinema vada a cercare nell’editoria le storie che hanno già funzionato. Ma può succedere anche il contrario: è lo schermo a farci scoprire un libro che fino al giorno prima non avremmo mai cercato.

Il Gattopardo, Bridgerton e le seconde vite dei libri

Prendiamo Il Gattopardo. Un classico che certamente non aveva bisogno di Netflix per esistere nell’immaginario culturale italiano. Eppure l’arrivo della serie ha riacceso la curiosità intorno al romanzo: già nella settimana precedente al debutto le vendite erano cresciute del 602%, per poi raggiungere un picco del +1.180% con il lancio. E l’interesse è rimasto più alto rispetto a prima per oltre sette mesi. Poi c’è Bridgerton. Qui succede qualcosa di diverso: la serie ha contribuito a trasformare quella che la ricerca descrive come una collana di nicchia in un bestseller, con aumenti enormi in corrispondenza delle diverse stagioni. Due casi molto diversi, ma un movimento simile.

Siamo abituati a immaginare l’adattamento come un percorso a senso unico: un libro ha successo, qualcuno ne compra i diritti e quella storia arriva sullo schermo. In realtà il viaggio può continuare anche nella direzione opposta. Una serie può farci scoprire un romanzo pubblicato anni prima, un film può riportare un classico sul comodino, un personaggio visto sullo schermo può essere il motivo per cui, qualche giorno dopo, andiamo a cercarlo anche sulla pagina.

Ma oggi come scopriamo un libro?

A un certo punto la questione smette di riguardare soltanto quante copie vengono vendute e diventa molto più quotidiana: come decidiamo cosa leggere? Le librerie e le loro vetrine restano il primo luogo di scoperta. Ma subito dopo arrivano film e serie: il 29% degli intervistati dice di scoprire nuovi libri proprio attraverso l’audiovisivo. E quando si guarda alla Gen Z, il confine diventa ancora più interessante. Film e serie sono una fonte di scoperta per il 35% dei giovani intervistati. Esattamente la stessa percentuale dei video sui social. Le librerie, però, rimangono ancora davanti.

Questo studio racconta molto bene il modo in cui oggi ci muoviamo tra le storie. Possiamo scoprire un libro entrando in libreria e lasciandoci attirare da una copertina. Ma possiamo arrivarci anche perché abbiamo visto una scena su TikTok, perché una serie ci ha fatto innamorare di un personaggio o perché un film ci ha lasciato con la sensazione di voler sapere qualcosa in più.

Siamo abituati a pensare agli schermi come a qualcosa che ci porta via tempo dalla lettura, ma a volte succede il contrario: uno schermo può diventare il posto in cui nasce la voglia di aprire un libro. La porta d’ingresso cambia. La curiosità, per fortuna, resta la stessa.

Vedo il film. E adesso voglio il libro

C’è poi una sensazione che probabilmente conosce chiunque si sia innamorato davvero di una storia: quando finisce, non vogliamo necessariamente lasciarla andare, ed è proprio quello che emerge dalla ricerca.

Sette lettori su dieci dichiarano che vedere un film o una serie può far nascere interesse verso il libro originale, mentre circa due su tre arrivano effettivamente ad acquistarlo. E spesso non si fermano lì: cercano altri libri dello stesso autore, storie simili o recuperano persino volumi che avevano già in casa e non avevano mai letto.

Il motivo è abbastanza intuitivo. C’è chi vuole sapere cosa è stato cambiato nell’adattamento, chi vuole conoscere meglio i personaggi e chi, semplicemente, cerca un altro modo per vivere una storia che gli è piaciuta. Il 68% degli intervistati indica proprio la curiosità di scoprire le differenze tra pagina e schermo tra le ragioni che lo spingono verso il libro. Ed è forse qui che il vecchio dibattito su «era meglio il libro» comincia a stare un po’ stretto.

E se smettessimo di scegliere?

Perché un libro e il suo adattamento, alla fine, non ci danno la stessa cosa.

Sulla pagina possiamo immaginare liberamente un volto, una stanza, un mondo intero. Possiamo rimanere più a lungo nei pensieri di un personaggio. Sullo schermo arrivano invece il corpo di un attore, una voce, una musica, un’inquadratura. Anche la ricerca restituisce questa differenza: immaginazione e introspezione sono tra gli elementi più apprezzati della lettura, mentre interpretazioni, colonna sonora ed estetica appartengono alla forza dell’audiovisivo. Non fanno la stessa cosa. Ed è proprio questo il bello.

Forse continuare a mettere libro e film uno contro l’altro è diventato molto meno interessante che guardare tutto quello che succede nel mezzo. Perché oggi le storie viaggiano: partono da un romanzo, diventano una serie, finiscono in una clip di quindici secondi sui social e da lì magari portano qualcuno in libreria. Oppure fanno esattamente il percorso contrario.

E allora forse non importa poi così tanto da quale porta siamo entrati. Se una storia funziona davvero, vogliamo soltanto trovare un altro modo per restarci dentro.

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