ROMA – Per oltre quarant’anni Phil Tippett ha contribuito a trasformare creature fantastiche, mostri e macchine impossibili in qualcosa di tangibile per il cinema. Il suo nome è legato ad alcune delle produzioni più importanti della fantascienza e del fantasy, da Star Wars a Jurassic Park, passando per RoboCop, Willow e Starship Troopers.
Oggi quella straordinaria stagione produttiva arriva a un punto di svolta. Lo storico studio fondato da Tippett nel 1984 ha infatti cessato la propria attività e alcuni degli oggetti conservati nei suoi laboratori sono stati messi all’asta. Tra i pezzi disponibili figurano modelli, materiali di lavorazione e memorabilia legati ai film che hanno segnato la sua carriera.
Tippett è stato uno dei principali interpreti della stop-motion, una tecnica che richiede di animare manualmente i modelli fotogramma dopo fotogramma. Il suo approccio, ispirato anche alla tradizione di maestri come Ray Harryhausen, ha permesso di realizzare sequenze che ancora oggi rappresentano punti di riferimento per gli effetti visivi.
Uno degli esempi più celebri è la battaglia degli AT-AT ne L’Impero colpisce ancora, dove i giganteschi mezzi imperiali vennero animati attraverso un lavoro meticoloso e artigianale.
Con l’arrivo della computer grafica, però, l’industria degli effetti speciali ha cambiato radicalmente direzione. Lo stesso Tippett ha attraversato questa trasformazione lavorando anche su produzioni che combinavano tecniche tradizionali, animatronica e CGI. Jurassic Park, per esempio, rappresentò un passaggio fondamentale verso il nuovo cinema digitale e gli valse uno dei suoi due Oscar.
Nel corso dei decenni, il lavoro di Tippett e del suo studio è comparso in numerosi titoli diventati parte dell’immaginario cinematografico. Tra questi figurano Guerre stellari, Il drago del lago di fuoco, Indiana Jones e il tempio maledetto, Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, Willow, RoboCop, Dragonheart e Starship Troopers.
Nel 1984 Tippett aveva creato il proprio studio, che quattro decenni più tardi, nel 2024, è passato sotto il controllo di PhantomFX. La situazione economica, tuttavia, non è riuscita a stabilizzarsi e la chiusura è diventata una scelta necessaria.
La vendita dei materiali rappresenta anche un modo per dare una nuova casa a oggetti accumulati durante una vita professionale. Tippett ha spiegato di provare qualche rimpianto nel separarsi da parte del proprio lavoro, ma di non avere lo spazio né il desiderio di trasformare la propria abitazione in un museo personale.
Ci sono però alcuni ricordi dai quali non intende separarsi: i due Oscar conquistati per Il ritorno dello Jedi e Jurassic Park. Sono, per Tippett, il simbolo più significativo del percorso compiuto nel cinema.
La chiusura dello studio non significa comunque il definitivo ritiro. A 74 anni, il maestro degli effetti visivi continua a lavorare e ha partecipato anche a The Mandalorian & Grogu. La sua filosofia, del resto, non sembra essere quella del pensionamento: Tippett ha lasciato intendere che continuerà finché ne avrà la possibilità.
La fine dello storico studio segna quindi soprattutto la conclusione di un’epoca produttiva. L’eredità di Phil Tippett, però, resta impressa in alcune delle creature e delle immagini più memorabili della storia del cinema.
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