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Dal silenzio della “banda muta” ai funerali social: Alessia Bottone racconta il nostro rapporto con la morte

La regista, già premiata ai Nastri d’Argento, firma La banda muta, cortometraggio ispirato al racconto di Gaetano Savatteri che riflette sul passaggio dalla solennità del lutto all’esibizione dei social network.

ROMA – Che cosa racconta oggi il modo in cui salutiamo i nostri morti? È da questa domanda che nasce La banda muta, il nuovo cortometraggio della regista Alessia Bottone, ispirato all’omonimo racconto dello scrittore e giornalista siciliano Gaetano Savatteri, contenuto nella raccolta I ragazzi di Regalpietra. Prodotto da Stefania Balduini per Pistacchio Film, il film inizierà presto il suo percorso nei festival italiani e internazionali. Dopo la menzione speciale ai Nastri d’Argento 2021 per il documentario La Napoli di mio padre, Bottone torna dietro la macchina da presa con un’opera che intreccia memoria, immagini d’archivio e finzione per riflettere su un fenomeno sempre più diffuso: la trasformazione del funerale in un evento da condividere sui social.

Con la sceneggiatura e la proposta di regia de La banda muta, la regista è risultata tra i vincitori del Bando Nuovo IMAIE 2025, classificandosi quarta su quasi trecento progetti selezionati. Il film racconta la storia di Manfredi (interpretato da Piero Nicosia), un anziano che si ritrova a dare l’ultimo saluto all’amico fraterno Elio durante una cerimonia ormai svuotata del suo significato più profondo. Attorno alla bara, il dolore lascia spazio alle conversazioni superficiali, agli ego personali e alla ricerca di visibilità. È in questo contesto che riaffiora il ricordo della “banda muta”, antica tradizione siciliana in cui le bande musicali accompagnavano i cortei funebri senza suonare una sola nota, nel rispetto del silenzio e del lutto. Proprio questo contrasto è il cuore del cortometraggio: da una parte il silenzio rituale di un tempo, dall’altra il rumore continuo della contemporaneità, fatto di smartphone, selfie e contenuti condivisi anche nei momenti più intimi.

«Una frase che mi colpì molti anni fa era “Se non esiste in TV, una cosa non esiste”. Oggi credo che lo stesso principio valga per i social: se non posti, sembra quasi che tu non esista», racconta Alessia Bottone. «Quando ho iniziato a scrivere questo film pensavo ai selfie davanti ai luoghi delle tragedie o ai funerali dei personaggi famosi. Poi la realtà ha superato la fantasia: oggi assistiamo a contenuti pubblicati persino per commentare la morte di una persona come fosse intrattenimento. Ho la sensazione che il mondo virtuale stia trasformando qualsiasi situazione in un’occasione per ottenere attenzione e visibilità.»

Una lettura condivisa anche da Gaetano Savatteri, autore del racconto da cui il film prende ispirazione. «La banda muta era una tradizione che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia», spiega lo scrittore. «Alessia è riuscita a restituirne il significato, mettendolo a confronto con il nostro rapporto contemporaneo con la morte. Oggi i funerali rischiano di trasformarsi in spettacolo, tra applausi, selfie e ricerca di visibilità. In un’epoca dominata dal rumore, forse è proprio il silenzio ciò di cui abbiamo più bisogno.» Ambientato in una Sicilia sospesa tra passato e presente, ma girato interamente a Roma, La banda muta vede nel cast Piero Nicosia, Adele Abballe, Nadia Perciabosco, Giovanni Galati, Chiara Barbagallo e Gaetano Lizzio.

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