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Il pubblico invisibile: come la privacy digitale sta cambiando il nostro modo di guardare la tv

Oggi quel bisogno profondo di riservatezza non è svanito, si è solo trasferito davanti agli schermi delle nostre smart TV

ROMA – C’è stato un tempo in cui perdersi tra la folla richiedeva una maschera di stoffa e cartapesta. Nella Venezia del diciassettesimo secolo, la celebre bauta non serviva semplicemente a nascondere il volto durante il Carnevale, ma era un vero e proprio passaporto per la libertà. Indossandola, nobili e cittadini comuni potevano mescolarsi nei teatri o frequentare le bische del Ridotto senza il peso del giudizio sociale o i rischi legati al proprio nome. La maschera, insomma, non era uno strumento di inganno, bensì uno scudo che garantiva una totale libertà di espressione e di fruizione. Oggi quel bisogno profondo di riservatezza non è svanito, si è solo trasferito davanti agli schermi delle nostre smart TV, mentre cerchiamo disperatamente di capire chi stia guardando noi mentre noi guardiamo lo spettacolo.

La nuova maschera si indossa dietro lo schermo

Nel bel mezzo dell’era dei social network, dove sembra che l’imperativo sia mostrare ogni dettaglio della propria vita, sta succedendo qualcosa di strano. Esiste un contrasto quasi paradossale tra la smania di apparire su Instagram e il desiderio viscerale di protezione quando navighiamo sul web o scegliamo un film in streaming. Vogliamo goderci una serie televisiva in pace, senza l’ansia che le nostre preferenze diventino merce di scambio per algoritmi pubblicitari sempre più aggressivi. La nostra identità digitale è costantemente sotto assedio e i rischi moderni si chiamano furto d’identità, tracciamento selvaggio e sovraesposizione dei dati sensibili. Cerchiamo la stessa libertà dei nobili veneziani, ma ci accorgiamo che il salotto di casa nostra è diventato terribilmente trasparente. Che sia lo schermo di una TV o di uno smartphone, la preoccupazione principale degli utenti è proprio la difesa della propria privacy.

Lo scudo tecnologico che protegge il telespettatore

In questo scenario di transizione, la tecnologia smette di essere una minaccia e diventa finalmente una difesa. Strumenti come lo SPID non vanno più visti come una noiosa complicazione burocratica inventata dagli uffici pubblici, ma come il mezzo definitivo per restare anonimi pur essendo verificati. Questo sistema garantisce un livello di sicurezza crittografica che i protagonisti di serie cyberpunk come Mr. Robot avrebbero probabilmente adorato. Oggi, fortunatamente, non dobbiamo più inviare foto dei nostri documenti sensibili a ogni portale. Grazie alla sicurezza di SPID, l’utente può interagire con le piattaforme di intrattenimento in modo immediato. Questa tecnologia permette, ad esempio, di accedere a promozioni verificate o attivare il bonus immediato senza deposito con SPID mantenendo i propri dati personali crittografati e protetti da malintenzionati, esattamente come la maschera veneziana faceva un tempo con l’identità dei nobili al Ridotto.

Fino a poco tempo fa, l’accesso ai servizi digitali era una specie di far west. Per registrarsi su un nuovo sito di intrattenimento dovevamo inventare l’ennesima password debole, oppure, nei casi peggiori, inviare scansioni di documenti d’identità via mail a portali di cui sapevamo pochissimo. Questo sistema obsoleto ha prestato il fianco a violazioni di dati colossali. Fortunatamente, i sistemi di accesso stanno cambiando radicalmente, muovendosi verso protocolli di identità digitale certificata che eliminano la necessità di seminare fotocopie della carta d’identità in giro per la rete.

Se lo streaming somiglia a un episodio di black mirror

La transizione dai vecchi canali televisivi alle piattaforme on demand ha trasformato il telespettatore da testimone passivo a utente tracciato. Molti contenuti, incluse le produzioni indipendenti o i canali di informazione alternativa presenti su YouTube, dicono molto, forse troppo, sui nostri gusti politici, personali e intimi. Questa profilazione costante ci proietta dritti dentro le atmosfere distopiche di certe serie televisive, facendoci toccare con mano il lato oscuro del progresso tecnologico, neanche fossimo in un romanzo di Orwell. Non si tratta solo di ricevere pubblicità mirata sul prossimo acquisto da fare, ma della sensazione sottile e fastidiosa che la nostra stanza da letto sia osservata da un pubblico invisibile.

Un futuro televisivo finalmente sicuro e consapevole

La tutela della privacy non coincide con la volontà di nascondere qualcosa di illecito, ma rappresenta il diritto fondamentale di riprendersi il proprio spazio personale. Il mercato dell’intrattenimento si sta finalmente accorgendo che la sicurezza informatica è un valore di vendita tanto quanto la risoluzione in 4K. Soltanto blindando la nostra identità potremo tornare a goderci la televisione con la leggerezza di un tempo, riappropriandoci di quel diritto all’anonimato che ci permette di essere autentici spettatori, liberi e finalmente invisibili agli occhi degli algoritmi.

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