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Bruce Springsteen difende Stephen Colbert in TV e attacca Trump: «Ha perso il suo show perché il presidente non accetta le battute»

Ospite del penultimo Late Show, il rocker ha criticato Donald Trump e gli Ellison durante un intervento diventato subito virale negli Stati Uniti

Freshly Popped

ROMA – Bruce Springsteen è tornato ad attaccare apertamente Donald Trump durante il penultimo episodio di The Late Show with Stephen Colbert, trasformando la sua ospitata in uno dei momenti televisivi più discussi degli ultimi giorni negli Stati Uniti. Nel corso della trasmissione, il musicista ha difeso pubblicamente Stephen Colbert dopo la cancellazione del programma da parte di CBS, sostenendo che il conduttore abbia perso il proprio show «perché abbiamo un presidente che non sa accettare una battuta».

Springsteen non si è limitato a criticare Trump, ma ha rivolto parole dure anche contro Larry Ellison e suo figlio David Ellison, figure centrali nella fusione tra Paramount e Skydance che negli ultimi mesi ha alimentato polemiche e sospetti attorno alla fine del programma di Colbert. La cancellazione di The Late Show with Stephen Colbert, annunciata da CBS nel 2025 nonostante gli ascolti ancora molto alti, continua infatti a essere oggetto di dibattito negli Stati Uniti. Ufficialmente la decisione sarebbe legata ai costi e alla crisi economica del late night televisivo, ma molti osservatori hanno collegato la chiusura del programma anche alle tensioni politiche nate attorno alle frequenti critiche di Colbert nei confronti di Trump.

Durante la puntata, Springsteen ha inoltre eseguito Streets of Minneapolis, brano dal forte contenuto politico già utilizzato nei suoi recenti concerti del tour Land of Hope and Dreams. La canzone è dedicata ad Alex Pretti e Renee Good, due manifestanti morti durante proteste contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Negli ultimi mesi Springsteen è diventato una delle voci più esplicitamente critiche verso Trump all’interno del mondo musicale americano. Anche il suo tour del 2026 è stato presentato come una risposta politica al clima sociale e istituzionale del Paese, con concerti apertamente schierati in difesa della democrazia americana e delle libertà civili.

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