CANNES – Due anni dopo The Apprentice, il film che lo aveva portato a interpretare un giovane Donald Trump nella New York degli anni Ottanta, Sebastian Stan torna al Festival di Cannes e si ritrova inevitabilmente a parlare ancora di politica americana. Stavolta lo fa durante la conferenza stampa di Fjord, il nuovo film diretto da Cristian Mungiu, presentato sulla Croisette e ambientato in Norvegia.
Alla domanda su quanto Trump sia cambiato dai tempi della première di The Apprentice nel 2024 – quando il tycoon non era ancora stato rieletto presidente degli Stati Uniti – Stan ha abbandonato subito ogni tono ironico. Per l’attore, infatti, la situazione attuale è estremamente delicata, soprattutto guardando al rapporto tra politica, media e libertà di espressione.
Stan ha parlato apertamente di concentrazione dei media, censura e minacce legali, ricordando come anche The Apprentice fosse stato travolto da forti tensioni già durante il suo percorso festivaliero. All’epoca, infatti, il film aveva suscitato polemiche per alcune scene legate alla figura di Trump e aveva incontrato ostacoli nella distribuzione americana. Un’esperienza che, secondo l’attore, oggi appare ancora più significativa osservando il clima culturale e mediatico contemporaneo.
Il film, uscito nell’ottobre 2024 negli Stati Uniti, raccontava l’ascesa del giovane Trump nel mondo immobiliare newyorkese sotto l’influenza dell’avvocato Roy Cohn, interpretato da Jeremy Strong. La performance di Stan gli era valsa anche una candidatura agli Oscar come miglior attore protagonista.
A Cannes 2026, però, l’attenzione è ora tutta su Fjord, il nuovo progetto di Mungiu. Il film segue una famiglia romena emigrata in Norvegia che finisce sotto indagine dopo che la figlia torna da scuola con alcuni lividi. Accanto a Stan c’è Renate Reinsve, mentre il racconto affronta temi legati all’identità culturale, alla religione e al rapporto con le istituzioni.
Per Stan, nato proprio in Romania prima di trasferirsi negli Stati Uniti, il film rappresenta anche un ritorno personale alle proprie radici. In preparazione al ruolo, l’attore è tornato nel suo Paese natale per approfondire il contesto religioso e conservatore del personaggio che interpreta.
Con Fjord, Cristian Mungiu torna ancora una volta a Cannes: quella del 2026 è infatti la sua settima partecipazione al festival. Il regista rumeno aveva conquistato la Palma d’Oro nel 2007 con 4 Months, 3 Weeks and 2 Days, diventando una delle voci più riconoscibili del cinema europeo contemporaneo.
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