ROMA – Il Presidente di CNA Cinema e Audiovisivo porta la voce delle imprese artigiane e dei produttori indipendenti: «Siamo un corpo vivo, fragile ma fondamentale». E continua: «È la prima volta che le principali associazioni del settore, siano esse di Confindustria o di CNA, si siedono insieme per un appello comune. Questo dice molto. È un segno dei tempi e della gravità della situazione». Gianluca Curti rappresenta il volto diffuso, ma al contempo artigiano e vitale dell’audiovisivo italiano: una rete di oltre 2.400 imprese di produzione, concentrate in cinque regioni chiave — Lazio, Campania, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. «Se non avremo il tempo di discutere con il Governo la tempistica di questi tagli, ci ritroveremo dalla sera alla mattina con 70 o 75 mila posti di lavoro azzerati. Sarebbe un piccolo dramma epocale».
UN SISTEMA INDUSTRIALE LUNGO E COMPLESSO
L’intervento scorre tra numeri e urgenze. Gianluca Curti richiama l’attenzione sulla natura particolare del settore:
«Il ciclo industriale del nostro sistema dura dai ventiquattro ai trentasei mesi. Le produzioni che oggi sono sui set sono nate nel 2022 o nel 2023. È impossibile cambiare le regole a dicembre e pretendere che a gennaio nulla cambi». Poi propone la soluzione: «Capisco la congiuntura economica, ma dobbiamo concordare tempi realistici. Una parte nel 2026, una nel 2027, e andare a regime nel 2028. Serve una transizione graduale, non uno shock improvviso» E aggiunge un dato che colpisce: «Il 60% delle nostre imprese è composto da under 40, in maggioranza donne. Se crolla il sistema, migliaia di ragazze e ragazzi cercheranno lavoro all’estero. Sarebbe un’altra fuga di cervelli. E noi non possiamo permetterlo». Lo sguardo poi del Presidente del CNA si allarga oltre i confini: «Nessun sistema audiovisivo al mondo riesce a vivere senza un sostegno pubblico. Gli Stati Uniti, la Francia, la Germania: tutti hanno introdotto misure simili al tax credit. Anche chi, come gli USA, non ne aveva bisogno, lo ha fatto dopo di noi». Quindi una riflessione che tocca la politica industriale: «Non è mai stato un privilegio, ma una scelta intelligente. Il tax credit non è un regalo, è un investimento che genera lavoro e valore. È il modo più sano per far convivere pubblico e privato. Tagliarlo ora sarebbe un autogol per l’intero sistema Paese».
“L’ALTERNATIVA È LA DELOCALIZZAZIONE”
Nel finale dell’intervento, il tono del Presidente Curti è certamente deciso, netto. Quasi urgente: «Se non si recupera questa situazione, l’alternativa sarà la delocalizzazione. Torneremo a girare all’estero, come accadeva anni fa, quando le produzioni scappavano dall’Italia. Non possiamo permetterlo. Abbiamo tutto per essere protagonisti in Europa: professionisti straordinari, tecnici, sceneggiatori, festival. Non servono grandi risorse, ma tempi certi e regole stabili. Siamo forti, ma fragili. E se un settore come il nostro cade, si porta dietro una parte del Paese. Chiediamo tempo, dialogo e fiducia. Non miracoli».
Di seguito il video integrale dell’intervento:
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