ROMA – Durante la conferenza stampa al San Sebastián International Film Festival per presentare Die, My Love, Jennifer Lawrence ha parlato apertamente della guerra a Gaza, definendo quanto sta accadendo “non meno di un genocidio” e dicendo di essere “terrorizzata… per i miei figli, per tutti i nostri figli”. L’attrice ha aggiunto di sentirsi “mortificata” e di desiderare di poter “dire o fare qualcosa” per cambiare una situazione “complessa e vergognosa”, pur temendo che le sue frasi possano essere strumentalizzate nel dibattito. Ha quindi invitato a mantenere il focus sulle responsabilità politiche, più che sugli artisti.
Nei suoi interventi Lawrence ha criticato il deterioramento del discorso pubblico negli Stati Uniti—“stiamo normalizzando l’idea che i politici mentano e che manchi empatia”—e ha difeso l’importanza di spazi culturali come i festival, visti come luoghi in cui esercitare la libertà d’espressione e coltivare empatia. Le sue dichiarazioni arrivano in un contesto già teso al festival: l’organizzazione del San Sebastián aveva diffuso una lettera in cui chiedeva il cessate il fuoco e la liberazione di tutti gli ostaggi, condannando allo stesso tempo i crimini del governo Netanyahu e l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023.
Sul piano dell’industria, le parole di Lawrence si inseriscono nel dibattito sulle iniziative di boicottaggio culturale legate alle istituzioni cinematografiche israeliane e sulla contro-lettera di chi contesta quei boicottaggi. L’attrice non risulta firmataria né del pledge promosso da Film Workers for Palestine né dell’appello opposto sostenuto da Creative Community for Peace e altri. Lawrence era a San Sebastián anche per ricevere il premio Donostia e promuovere Die, My Love, diretto da Lynne Ramsay e tratto dal romanzo di Ariana Harwicz: un dramma sulla psiche materna in cui l’attrice recita accanto a Robert Pattinson. L’uscita nelle sale italiane è previsa per il prossimo 27 novembre.
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