ROMA – Può una famiglia nascere senza legami di sangue? E cosa succede quando un gesto di accoglienza si trasforma in una scelta capace di cambiare per sempre la vita di più persone? Sono queste alcune delle domande al centro di La stanza degli altri, il documentario diretto da Enrico Maisto e presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026, nella sezione Special Screenings, tra i titoli selezionati per il premio al Miglior Documentario.
Protagonista è Mietta, un’ex giudice minorile in pensione che vive da sola in un elegante quartiere di Milano. La sua quotidianità cambia quando Ibu, un amico senegalese, le chiede di ospitare temporaneamente lui e la moglie Bousso, incinta e appena arrivata in Italia. Quella che inizialmente sembra una soluzione provvisoria diventa presto qualcosa di molto più importante: Mietta decide di acquistare un appartamento abbastanza grande per tutti, dando vita a una convivenza destinata a proseguire negli anni.
Con la nascita del piccolo Khadim, gli equilibri domestici si trasformano ulteriormente. Attraverso uno sguardo intimo e paziente, Maisto segue i protagonisti nel tempo, raccontando non soltanto i momenti di condivisione, ma anche le tensioni, le incomprensioni e le difficoltà che emergono quando persone di generazioni, culture e condizioni economiche differenti cercano di costruire uno spazio comune. Il risultato è un documentario che supera la rappresentazione idealizzata dell’accoglienza per interrogarsi sui rapporti di potere, sulle responsabilità reciproche e sul significato profondo dell’appartenenza. Ai microfoni di Hot Corn, Enrico Maisto presenta un’opera che mette in discussione le definizioni tradizionali di famiglia, raccontando la complessità dei rapporti umani senza rinunciare alla possibilità di immaginare nuove forme di convivenza. Una storia vera che, attraverso la quotidianità dei suoi protagonisti, ci ricorda come condividere una casa non significhi necessariamente conoscersi, ma possa diventare il primo passo per imparare a farlo.




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