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Dal 15 al 18 ottobre torna a Verona il Believe Film Festival, la festa del cinema giovane. Annunciati tutti i finalisti

Dal 15 al 18 ottobre a Verona la Festa del Cinema Giovane porta sul grande schermo le nuove voci del cinema under 24. 24 cortometraggi tra Selezione Ufficiale, Esordienti, Believe Extra e Fuori Concorso. Confermata la partnership con Rai Cinema Channel

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VERONA – Sono stati annunciati i finalisti della nona edizione del Believe Film Festival, il primo festival italiano interamente dedicato ai cortometraggi realizzati da autori e crew tra i 14 e i 24 anni, che tornerà a Verona dal 15 al 18 ottobre 2026. Nato nel 2018 e organizzato dall’Associazione Believe APS, il Believe Film Festival, diretto da Francesco Da Re e coadiuvato da Davide Mogna, si conferma un appuntamento pensato e costruito dai giovani per i giovani, con l’obiettivo di offrire alle nuove generazioni di filmmaker uno spazio concreto per raccontarsi attraverso il cinema, incontrare altri autori e confrontarsi con professionisti del settore.

La nona edizione porta sul grande schermo 24 cortometraggi, suddivisi tra Selezione Ufficiale, Sezione Esordienti, Believe Extra e Fuori Concorso, con autori e crew provenienti da diverse regioni italiane e una selezione che attraversa generi, linguaggi e temi differenti: dalla crescita personale alle relazioni, dal disagio adolescenziale alla memoria, dall’amicizia alla paura del futuro, fino alla sperimentazione e alla commedia. La Selezione Ufficiale propone sei cortometraggi. In Agata di Lorenzo Frison, Fabio raggiunge un hotel su un’isola per incontrare per la prima volta una ragazza conosciuta online e di cui si è innamorato, ma una serie di imprevisti complica il suo incontro con lei. A Laugh, a Dance, a Cry di Alessandro Borghi, Alexander Caproni di Taliedo e Nicola Scaramella, ripercorre invece la storia dell’amicizia tra due giovani russi, attraverso i ricordi e le esperienze che ne hanno segnato il rapporto.

Il tema della perdita è al centro di Germoglio di Matteo Franchini e Giorgia Salotti, dove Sofia, mentre scrive l’elogio funebre del nonno, trova nei ricordi e nei luoghi che lui custodiva la forza per affrontare un lutto reso ancora più doloroso da una verità rimasta nascosta. In Lei notte di Alberto Marrè, Jack si trova invece a fare i conti con la fine di una relazione e con l’incapacità di lasciarsi alle spalle Cloe, mentre gli amici cercano di aiutarlo a uscire dal suo stato di immobilità. Più serrato e costruito sul confronto tra due personaggi è Pollo fritto di Davide Caponi, ambientato quasi interamente in macchina, dove Roberto vuole sapere cosa sia successo a Matteo, che non sembra intenzionato a raccontarglielo. Chiude la sezione Ruggine di Lorenzo Atzei, storia di due giovani attori ed ex amanti che, rimasti chiusi fuori da un teatro pochi minuti prima dello spettacolo, sono costretti ad affrontare ciò che è rimasto in sospeso tra loro.

La Sezione Esordienti, dedicata ai cortometraggi realizzati da autori tra i 14 e i 18 anni, riunisce sei lavori che guardano in particolare al mondo dell’adolescenza. In Domani tutto bene di Edoardo Paganelli, sei adolescenti cercano di nascondere il proprio dolore dietro una frase apparentemente rassicurante: “Va tutto bene”. Dragonflies di Anita Cazzalini racconta invece l’incontro tra Anna, sedicenne solitaria e in difficoltà a scuola, e Amelia, una ragazza dal sorriso contagioso che porta con sé un mistero. Durante la serata dedicata agli esordienti sarà, inoltre, presentato in anteprima il cortometraggio “Alle 17:00” realizzato nell’ambito della prima edizione del Premio Fondazione Cattolica.

Il senso di colpa dopo una perdita è al centro di Non abbastanza di Matteo Fraioli, nel quale Alice continua a rivivere l’ultima cena con Luca, chiedendosi se avrebbe potuto fare qualcosa per salvarlo. In Qualcosa di più grande di Francesco Guerriero, un adolescente prova a trasformare in parole, davanti allo schermo del computer, le proprie riflessioni sull’esistenza e sul futuro. Salti nel vuoto di Pietro Zuntini segue tre ragazze sui calanchi, alle prese con una decisione drastica e con un confronto fatto di ironia, paure e fragilità. Infine, Uscito a riveder le stelle di Sophia Lassi racconta la solitudine di Dante, appena arrivato alle scuole medie e già alle prese con incomprensioni, bullismo e l’assenza del padre, fino a un possibile incontro capace di cambiare il suo modo di guardare se stesso.

Otto sono invece i cortometraggi della Sezione Believe Extra, dedicata alle opere che sperimentano con generi e linguaggi e propongono approcci originali a temi vicini alle nuove generazioni. ‘A vecia di Nicolò Saran porta lo spettatore nella campagna veneta durante il tradizionale Panevin, dove una coppia di giovani contadini si confronta con il tema della sterilità mentre il rito del fuoco assume una dimensione sempre più misteriosa. In Alla fine del mondo di Alessio Anello ci troviamo nel 2087, in un’umanità ormai prossima all’estinzione, dove gli unici uomini rimasti sono un anziano smemorato e un ragazzo nato durante l’apocalisse. Esistenzialismo da giardino, realizzato da Davide Callegari, Giulia Cantarella, Matilde Dri, Denise Pattarello e Riccardo Penzo, affronta invece con ironia la paura del futuro e quella difficoltà a compiere il primo passo quando ci si trova davanti a qualcosa che sembra insormontabile.

È solo una pianta di Giovanni Morganti e Matteo Scapin racconta la ricerca di una nuova casa da parte di un uomo ormai vicino alla morte per la sua amata piantina, mentre Il sacrificio alla terra di Chiara Satta conduce nel cuore della Sardegna, attraverso il rito dei Mamuthones, tra memoria, tradizione, trance collettiva e dimensione ancestrale. Con Nugae, Francesco Luigi Agostino trasforma invece una cena nella Roma elegante di casa Tiberi in un confronto con vecchie abitudini e ipocrisie di classe. Sì, no, boh, forse? di Andrea Spagnoletti sceglie la commedia per raccontare una possibile svolta nella routine della vita d’ufficio, nascosta dietro una misteriosa porta del bagno. Chiude la sezione Tipi tosti di Giulia Ottofaro, storia di Rocco e Vito, due uomini impegnati a difendere la propria immagine da “duri” e costretti a confrontarsi quando scoprono l’uno il segreto dell’altro.

A completare il programma sono i quattro titoli Fuori Concorso, realizzati da giovanissimi autori con le proprie crew. In Fade to black di Samy Midoun, Elena, rimasta sola in un appartamento ancora da completare, si trova ad affrontare il peso di un futuro che improvvisamente sembra non arrivare più. Lapin di Alessandro Alberti racconta invece le difficoltà di un ragazzo impegnato a realizzare da solo un cortometraggio in casa, fino all’intervento di una strana entità che lo aiuterà a capire dove sta davvero sbagliando. Night Shift di Matteo Cesari e Carla Maria Parisi mette al centro l’incontro notturno tra Stella, lasciata dal fidanzato in un drive-in, e Noemi, la cameriera che inizialmente la giudica con severità ma finisce per scoprirne una fragilità inattesa. Infine, Oltre te ci sono io di Ilaria Sciscione segue Irene, quindicenne alle prese con rabbia e fragilità adolescenziali, fino all’incontro misterioso che le permetterà di iniziare a guardare oltre ciò che appare.

“Ogni anno arrivano storie e sguardi diversi, ma quello che continua a sorprenderci è la voglia dei ragazzi di mettersi in gioco e di trovare nel cinema uno strumento per raccontare ciò che vivono e ciò che li circonda” – raccontano gli organizzatori del Believe Film Festival –. “La selezione di quest’anno restituisce proprio questa varietà: ci sono storie intime, racconti generazionali, sperimentazioni, commedie, drammi e linguaggi molto diversi. Il nostro compito è creare lo spazio perché questi lavori possano essere visti, discussi e soprattutto perché i loro autori possano incontrarsi e creare nuove connessioni.”

Ed è proprio il networking uno degli elementi centrali del Believe Film Festival. Durante i giorni della manifestazione, accanto alle proiezioni sono previsti speed meetings, workshop, masterclass, incontri con professionisti, momenti di confronto ed eventi speciali, per favorire il dialogo tra i giovani autori e il mondo professionale. Una dimensione che il Believe porta avanti anche attraverso la BelieveApp, la piattaforma del Festival che permette alla community di entrare in contatto e che si arricchisce di nuove funzionalità dedicate proprio al networking. L’obiettivo è trasformare gli incontri nati durante il Festival in relazioni che possano continuare anche oltre i quattro giorni della manifestazione.

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