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Beautiful Boy | I sogni di John Lennon, l’incubo di un padre e una canzone

Steve Carell e Timothée Chalamet brillano in un dramma tratto da una storia vera. In sala? Il 13 giugno

ROMA – «Close your eyes, have no fear/ The monster’s gone, he’s on the run and your daddy’s here». No, caro John Lennon, i mostri non so andati via, nonostante quel papà coraggioso che non ha mai smesso di credere che le cose potessero davvero cambiare. Potente e lancinante la canzone del 1980, poggiato nell’unico squarcio di luce di Beautiful Boy, dove Steve Carell e Timothée Chalamet, diretti da Felix Van Groeningen (che aveva mostrato una certa bravura nella tragedia con Alabama Monroe), danno volto e cuore ad un dramma totale.

Beautiful Boy, una scena del film
Steve Carell e Chalamet e la famiglia Sheff.

E la canzone di Lennon, dedicata a suo figlio Sean ed inclusa nell’album Double Fantasy, amplifica ancor di più la sequenza in cui si pensa che Nic, protagonista della storia, riesca davvero a farcela, che sia in grado di annientare il demone della tossicodipendenza. Dall’altra parte del film e della vita, suo papà David, a passare le notti insonni, aspettando che suo figlio torni a casa. A family’s nightmare, qualcuno ha titolato a proposito della sceneggiatura, dopo il passaggio al Toronto Film Festival (negli USA il film è uscito lo scorso ottobre).

Beautiful Boy, una scena del film
Timothée Chalamet è Nic Sheff

Ed è vero, perché la storia (vera) scritta da Luke Davies, insieme allo stesso regista, nonché basata sui libri Beautiful Boy: A Father’s Journey Through His Son’s Addiction di David Sheff e Tweak: Growing Up on Methamphetamine del figlio Nic, è l’incubo assoluto che ogni famiglia, ogni genitore, si augura di non sognare mai. Il telefono che non squilla, la rehab, la solitudine, l’overdose. Il bisogno ossessivo di Nic, l’amore coraggioso di David, pronto a sacrificare l’intera, bellissima famiglia in nome del suo primogenito. Allora, colpendo le note più dolenti, i flashback di loro due insieme, spensierati e liberi, amplificano il senso della tragedia e del dolore.

La scelta di luci e colori del regista non è casuale: il sole lo vediamo poco, e quando lo vediamo anticipa solo l’ennesimo temporale, dove in mezzo ci finiscono tutti, nessuno escluso. Ed è un film d’attori (eccellenti) Beautiful Boy, dove sia Carell che Chalamet sono bravi a rendere vivi i sentimenti dei protagonisti, diventando davvero padre e figlio. Sorrisi e lacrime comprese. Incomprensioni e porte sbattute, mentre ogni tentativo muore schiacciato da una fragile speranza. Immagini patinate e una colonna sonora che mixa David Bowie e i Nirvana, Tim Buckley e i Sigur Rós (qui sopra potete sentire Svefn-g-englar). Del resto, i libri e il film di Van Groeningen (prodotto dalla Plan B di Brad Pitt), parlano chiaro: può succedere in ogni famiglia. Nessuno è al sicuro.

La vita dietro il film: i veri David e Nic Sheff.

Eccoci tornare quindi al brano di Lennon, quando in una strofa diventata poi un aforisma da bigliettini e cioccolatini cantava: «Life is what happens to you, while you’re busy makin’ other plan». Non c’è piano che regga, alcune cose accadono, variabili impazzite che ti investono mentre attraversi la strada. Ma, se tieni la mano di tuo padre, forse le eviti, e quei mostri spaventosi se ne vanno via per sempre. Anche se la strada da percorrere è lunga e le fotografie appese al muro si ingialliscono di tempo e di sbagli. «’Cause it’s a long way to go, a hard row to hoe. Yes, it’s a long way to go but in the meantime, before you cross the street take my hand».

  • Qui il trailer di Beautiful Boy:

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