ROMA – Durante il Bif&st abbiamo intervistato Alessio Boni e Fabio Segatori, con cui abbiamo parlato del tema della libertà — una libertà autentica ma spesso “a caro prezzo” — al centro del loro Don Chisciotte. Fabio Segatori ha raccontato di essere partito da un’analisi approfondita del testo prima di portarlo in scena. Alessio Boni, invece, ha dato vita a un personaggio sospeso tra realtà e finzione, mettendo al centro un uomo che crede profondamente in ciò che fa: quasi una trasposizione di un bambino. Segatori ha inoltre spiegato che il film vuole offrire una vera e propria esperienza di vita, mettendo gli attori nella condizione di non poter fingere, ma di reagire a una realtà fisica e materica.
Don Chisciotte di Fabio Segatori si apre nel 1571 a Messina, in un ospedale dove Cervantes, reduce dalla battaglia di Lepanto, è tormentato da febbre e allucinazioni, in una scena girata in un castello cinquecentesco appositamente riaperto. Qui prende forma Alonso Chichano, destinato a diventare cavaliere errante per difendere i più deboli, anche a costo di sembrare folle. I paesaggi dell’Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria, con calanchi, fiumare, spiagge e castelli a picco sul mare, diventano protagonisti visivi, evocando una terra aspra e sospesa nel tempo.
QUI IL LINK PER L’INTERVISTA INTEGRALE:
LEGGI ANCHE:





Lascia un Commento