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INTERVISTA | Paola De Crescenzo: «Emma Bovary? Un’ombra che appartiene a tutti»

L’attrice racconta ai microfoni di Hot Corn la rilettura teatrale del classico di Flaubert: uno spettacolo in cui desiderio, fragilità e inquietudine diventano materia viva sulla scena.

ROMA – Emma Bovary continua a parlare al presente. Lo fa attraverso il desiderio, l’inquietudine, la sensazione che da qualche parte esista sempre un altrove possibile. È da questa tensione che nasce Emma, la lettura-concerto con cui Paola De Crescenzo porta in scena una riscrittura personale del celebre romanzo di Gustave Flaubert, trasformandolo in un racconto intimo e contemporaneo.

Attrice con una lunga esperienza teatrale alle spalle, De Crescenzo ha attraversato negli anni alcuni dei grandi personaggi femminili della scena, da Antigone a Mirandolina, da Didone a Elettra. Un percorso artistico costruito intorno alla complessità delle figure che interpreta e alla ricerca di una dimensione più profonda dell’essere umano. In Emma, tutti i personaggi del romanzo convergono in un’unica voce, la sua, in uno spettacolo che mette al centro il lato più fragile e contraddittorio della protagonista.

La figura di Emma diventa così il punto di partenza per esplorare temi universali come l’insoddisfazione, l’ipocrisia sociale e il desiderio di qualcosa che sembra sempre sfuggire. Non un semplice adattamento teatrale, ma un lavoro di rielaborazione che prende forma attraverso parola, corpo e musica, dando vita a una nuova prospettiva su un classico della letteratura.

Il teatro, nel percorso di De Crescenzo, non è mai stato soltanto una professione ma una dimensione totalizzante, capace di intrecciarsi profondamente con la vita. Negli ultimi anni questo percorso si è tradotto anche nella creazione di progetti autonomi, spettacoli che nascono da una ricerca intima e che mettono al centro l’universo femminile e le sue contraddizioni. In Emma, questa indagine passa attraverso il tema dell’ombra, quella dimensione nascosta che attraversa il personaggio di Bovary ma che riguarda anche l’esperienza umana più ampia.

Lo spettacolo diventa così una riflessione sull’inquietudine, sul desiderio e sulle tensioni interiori che accompagnano ogni individuo, oltre i confini di un’epoca o di una storia specifica. Un modo per restituire al pubblico non solo il ritratto di una figura letteraria, ma anche uno specchio in cui riconoscere parti più profonde e spesso invisibili di sé.

  • VIDEO | Guarda qui l’intervista completa:

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