ROMA – Non c’è altra scelta quando ti ritrovi ad essere disoccupato e tutta la tua vita rischia di crollare come un castello fatto di carte. Questo è quello che succede al protagonista di No Other Choice, Man- Soo. Un uomo che ha servito per anni la sua azienda con dedizione e passione si ritrova a casa, uno dei peggiori incubi per qualsiasi essere umano. E allora come si fa ad andare avanti? Diventando assassini e cercando di uccidere tutto ciò che rappresenta il nemico: la competizione. Park Chan Wook – che aveva presentato il film durante l’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia, ambienta l’opera nella sua terra, la Corea del Sud, ma non per questo tratta una storia meno universale. Riesce perfettamente a mostrare il cinismo e l’assurdità che caratterizza la nostra modernità, in particolar modo i paesi occidentalizzati.

Man – Soo sembra avere una vita perfetta: moglie bellissima, due bambini splenditi, di cui una prodigio con il violoncello, la villetta che ci viene proposta in ogni famiglia felice e ad incorniciare il tutto, due golden retriever che scodinzolano dalla mattina alla sera. Un quadro idilliaco, meglio di così non può esserci. Fin quando Man – Soo non viene licenziato e sono costretti a vendere la casa, cedere momentaneamente i due cani e rinunciare alle lezioni con un prestigioso maestro di violoncello. La famiglia perfetta si spezza e qualcosa si spezza anche dentro il nostro protagonista che da cittadino medio borghese diventa un killer. Attraverso un annuncio di lavoro finto, individua tre signori che hanno più competenze di lui e quindi possono soffiargli la possibilità di un nuovo lavoro nella sua area di specializzazione: l’industria della carta.

Non c’è altra scelta se non vuoi rinunciare a tutto quello che hai creato precedentemente e se il lavoro determina la tua persona. Sì, perché Man – Soo non presenta particolari caratteristiche se non la devozione totale per la sua professione in cui si identifica. “Il lume della ragione, nella società borghese, perde totalmente la sua autonomia dalle cose” dice il filosofo Adorno e Park Chan Wook rende perfettamente il significato di questa frase per immagini. Nella società capitalista moderna, la ragione non è più indipendente, ma invece di chiedersi se è giusto, risponde alla domanda se è utile. Per questo la ragione del nostro protagonista non è capace di essere uno strumento critico, ma diventa un mezzo per far ritornare le cose così come erano, anche se questo significa diventare un assassino, abbattere la concorrenza barando. L’importante non è chi si vuol essere, ma come voglio che gli altri mi vedano: un uomo di successo, con una casa invidiabile e una vita perfetta, anche se quella perfezione nasconde sangue e miseria.
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