ROMA – Un giardino rigoglioso, una splendida tenuta a Marrakech e un mondo apparentemente sospeso nel tempo, dove ogni cosa sembra avere il proprio posto. Ma dietro tanta bellezza si nascondono solitudini, segreti e ferite mai del tutto rimarginate. È questo l’universo di Le rose di Marrakech, il nuovo film di Ginevra Elkann, presentato nella sezione Grand Public della 21ª Festa del Cinema di Roma.
Al centro della storia ci sono due donne profondamente diverse: Isabelle (Fanny Ardant), un’anziana aristocratica francese che cerca di tenere lontane le proprie preoccupazioni attraverso l’ordine e la perfezione, e Leila (Nisrin Erradi), la sua devota governante, che custodisce un passato doloroso. Tra le due si sviluppa un rapporto che supera le differenze sociali e culturali, trasformandosi in un legame fatto di gesti quotidiani, silenzi e affetti inespressi.
Ma quando la sorella di Leila arriva inaspettatamente alla tenuta, portando con sé un segreto del passato, l’equilibrio di quel piccolo universo comincia a incrinarsi. Il giardino stesso diventa metafora del tentativo di controllare ciò che, per sua natura, sfugge al controllo. Tra maternità, solitudine e rapporti familiari irrisolti, Elkann costruisce un racconto intimo e delicato, in cui sono spesso gli sguardi e i silenzi a rivelare le emozioni più profonde.
In occasione della presentazione del film alla Festa del Cinema di Roma, abbiamo incontrato Ginevra Elkann e Nisrin Erradi per parlare della genesi del progetto, della costruzione del personaggio di Leila, del rapporto tra le due protagoniste e del significato simbolico delle rose che danno il titolo al film.
Guarda qui la nostra video intervista a Ginevra Elkann e Nisrin Erradi, di Sara Scarsella.




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