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Il gioco del silenzio, Vincenzo De Caro: quando i segreti di famiglia incontrano la storia della mafia

Alla Festa del Cinema di Roma, il regista racconta a Hot Corn il documentario nato dalla scoperta di un legame familiare con Gaspare Mutolo. Un viaggio personale tra memoria, identità e il peso dei silenzi tramandati.

ROMA – Ci sono segreti che attraversano le generazioni, silenzi che diventano parte della storia di una famiglia e verità che, quando emergono, costringono a guardare il passato con occhi diversi. È da questa riflessione che prende forma Il gioco del silenzio, il documentario diretto da Vincenzo De Caro e presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026. Ai microfoni di Hot Corn, il regista racconta un progetto profondamente personale, nato dalla scoperta di un legame familiare con Gaspare Mutolo, ex esponente di Cosa Nostra e successivamente collaboratore di giustizia.

Un punto di partenza che si trasforma in un’indagine sulle proprie radici e sulle scelte compiute dalle generazioni precedenti. In particolare, emerge la figura del nonno, che aveva cercato di allontanare la famiglia dall’ambiente mafioso, contribuendo però a costruire una storia segnata da omissioni e silenzi. De Caro sceglie così di confrontarsi con un’eredità complessa, interrogandosi su quanto le vicende familiari possano condizionare l’identità di chi viene dopo, anche quando non esiste alcuna responsabilità diretta rispetto agli eventi del passato.

Attraverso un racconto che intreccia memoria privata e storia collettiva, Il gioco del silenzio affronta temi come il senso di colpa, l’appartenenza e la necessità di fare i conti con ciò che è stato taciuto. Il documentario diventa così qualcosa di più di una ricostruzione familiare: una riflessione sul rapporto tra individuo e memoria, sulla possibilità di sottrarsi al peso delle proprie origini e sull’importanza di trovare il coraggio di porre domande rimaste troppo a lungo senza risposta.

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