ROMA – Nemmeno un curriculum costellato di blockbuster d’azione aveva preparato Brad Pitt alle difficoltà incontrate durante la lavorazione di Heart of the Beast – Nel Profondo Selvaggio. Ai microfoni di Collider, l’interprete ha rivelato come l’ultimo lavoro firmato dal regista David Ayer rappresenti senza esitazioni il punto più alto di sforzo fisico toccato nel corso della sua storia professionale.
La trama segue il drammatico tentativo di sopravvivenza dei protagonisti James e Odin, costretti a fare i conti con l’isolamento e con un territorio spietato in seguito all’abbattimento del loro velivolo. Con l’obiettivo di rendere tangibile la sofferenza dei personaggi, la regia ha adottato un approccio viscerale: il cast è stato immerso in un regime di riprese continuo, senza la possibilità di asciugarsi o interrompere la percezione del disagio atmosferico da una ciak all’altro.
Oltre a sostenere intere sessioni di lavoro in abiti costantemente impregnati d’acqua, Pitt si è cimentato in prima persona nell’esecuzione di complesse riprese sotto il livello dell’acqua. Un’esperienza viscerale e priva di filtri che, a detta dell’attore, pur avendo portato gli interpreti al limite della tenuta corporale, si è rivelata determinante per la riuscita narrativa dell’opera.
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