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Il buio dell’11 settembre e le verità raccontate da The Looming Tower

Una cronaca formale di ciò che è successo e ciò che poteva essere evitato quella mattina di settembre

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Quella data di settembre in cui tutto cambiò. La percezione di cosa possa voler dire libertà, coraggio, pace, guerra. Una mattina di settembre in cui il mondo fu stravolto per sempre. Gli strascichi, diciassette anni dopo, sono ancora visibili, il vuoto lasciato e, oggi, riempito da nomi, rose, lacrime. E un albero, rimasto lì, che non ha voluto spezzarsi. Quanti errori sono stati compiuti, quanta poca attenzione è stata data a quegli indizi raccolti. Tutti lo immaginavano, nessuno poteva accettarlo: «This is America, the homeland of justice and freedom». Eppure.

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Il mosaico di indizi e una foto al centro.

Eppure, l’Act of War, come titolava il giorno dopo l’USA TODAY, invece che essere combattuto con le parole che sembrano slogan – e la guerra al terrore, di fatto, mai del tutto vinta – avrebbe dovuto prendere esempio proprio dalla speranza di quel piccolo albero: silenzioso eppure determinato a risalire dall’oscurità, per annientarla con la vita e l’amore che non conoscono orrore. E, poi, certamente, resta la rabbia. La rabbia di mettere insieme i pezzi rimasti, le vite dei sopravvissuti, lo squarcio di fuoco arrivato dal cielo. E studiato, preparato, diabolicamente pensato.

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Wrenn Schmidt, interpreta Diane Marsh, analista CIA.

Tanto si è scritto, tanto si è (stra)parlato, tanto si è ricordato di quei giorni, ma pochi sanno che la rotta di quei quattro aerei, parte (almeno) dal 1998. E, mettendo per un attimo da parte i libri di storia, per capire la cronaca dei fatti di cosa sia realmente accaduto (e perché), in un turbine di sovraesposizione seriale, la scelta va obbligatoriamente sulla bellissima The Looming Tower, basata sul libro di di Lawrence Wright, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11.

Dalla parte dell’FBI: Peter Sarsgaard.

La serie, arrivata negli States su Hulu e in Italia su Amazon Video, ha dietro nomi importanti: Dan Futterman, Alex Gibney e Craig Zisk, produttore oltre che regista. La serie, ben costruita, è una cronaca formale di ciò che è successo e di ciò che poteva essere evitato. Perché, dietro ogni pagina di storia, sono gli uomini a scrivere i fatti. E le figure chiave, da Washington fino a Kabul, ci sono tutte.

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Dalla parte della CIA: Jeff Daniels e Tahar Rahim.

Uomini con le loro debolezze, imperfezioni, difetti. Buoni troppo insicuri e cattivi troppo spietati. Quindi, tutto diventa ancora più agghiacciante. La minaccia di Al-Qaeda, urla The Looming Tower, era nota dagli Anni Novata, fin dagli attentati alle ambasciate di Nairobi e Dar es Salaam. Proprio da qui si diramano le due correnti protagoniste dello show: l’FBI e la CIA. Stesso obiettivo (fallito miseramente), diverso approccio e, di conseguenza, un tira e molla di meriti che, di fatto, hanno portato alla catastrofe.

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Bill Camp, in una scena di The Looming Tower.

E no, non può bastare un “Thanks for the service” o qualche tardiva scusa. Tutti sono colpevoli – tanto che lo show, nelle dieci puntate, mostra anche il processo post-attentato, dove sfilano davanti alla Commissione pure Condoleeza Rice, ex U.S. National Security Advisor to President dell’Amministrazione Bush e l’ex direttore della CIA George Tenet, interpretato da Alce Baldwin – in un gioco di poteri forti fine a se stesso.

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L’ultima puntata, 9/11.

John O’Neil dell’FBI, con il volto di un grandissimo Jeff Daniels, Martin Schmidt della CIA alias Peter Sarsgaard, l’agente FBI Ali Soufan, ovvero il bravo Tahar Rahim, il cuore di Robert Chesney, eccezionale Bill Camp, presente sia a Nairobi che, qualche anno dopo (e annessi sbagli commessi dalle Agenzie), nel cuore della down town, a guardare inerme la caduta dell’ideologia occidentale.

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9/11 Commission.

C’è una narrazione volutamente cronistica, quasi formale nello scandire i fatti che sappiamo già a cosa porteranno. Per questo, puntata dopo puntata, cresce l’angoscia di sapere quale sarà il terribile finale. Cresce l’angoscia di sapere che quella mattina, poco prima delle nove, tutti sapevano ma nessuno poteva crederci. Almeno finché il cielo si fece buio, inghiottito da una nuvola di polvere e diavoli. Con le ombre incombenti delle torri, sparite, sentenzia la storia, sotto una coltre di verità negate. E, ogni 9/11 che ritorna, è lì per ricordarcelo.

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