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Radiance, la luce ritrovata di Naomi Kawase e quelle due vite da riscoprire

Per la nuova puntata di Orient Express, andiamo in Giappone a riscoprire un piccolo grande film

Ayame Misaki e Masatoshi Nagase in una scena di Radiance.

MILANO – Ogni volta che a Naomi Kawase viene chiesto il motivo per cui ha scelto di fare cinema, lei risponde sempre che solo i film permettono di tornare indietro, di rivivere un momento passato, di riascoltare qualcosa che non tornerà più. Non è un caso, perché il lavoro che la regista giapponese compie con la sua macchina da presa è sempre permeato da una sensazione di malinconia, dalla volontà di rinchiudere ricordi all’interno di immagini in movimento. Con Radiance – in originale Hikari, che significa luce – e film al centro della nostra nuova puntata di Orient Express (trovate qui le altre) la regista tenta di racchiudere in una dimensione confinata anche una forza prorompente e inafferrabile come la luce. Il film segnò il ritorno della regista nel 2017 in concorso al Festival di Cannes dopo Still the Water, a vent’anni dalla vittoria della Caméra d’Or per Suzaku.

Radiance
Masatoshi Nagase nel ruolo di Masaya in Radiance.

Come ogni progetto di Kawase, si sviluppa attraverso la perdita e la ricerca di qualcosa, ma al contrario di film come True Mothers e Mogari No Mori qui si concentra sull’incontro tra due persone dove il linguaggio sarà al centro della loro evoluzione. Misako (Ayame Misaki) traduce le immagini in parole, essere una descrittrice audio di film per non vedenti le permette di essere gli occhi per chi non ha più la capacità di vedere. La ragazza lavora insieme a un gruppo di non vedenti alla traslazione linguistica di un nuovo film, lei traduce quello che vede e gli altri le consigliano correzioni e annotazioni per migliorare il lavoro. Uno del gruppo è un celebre fotografo, Masaya (Masatoshi Nagase) che sta perdendo la vista e critica aspramente il lavoro di Misako, che non trasmette solo quello che vede ma anche quello che sente, rendendo soggettivo e personale un lavoro che deve essere imparziale e oggettivo.

Un altro momento di Radiance.

Un contrasto semiotico e ideologico che si trasformerà piano piano in un legame sempre più stretto e necessario, dove la ragazza troverà la forza di affrontare la scomparsa improvvisa del padre e il fotografo grazie a Misako riuscirà a lasciare andare la propria vista, lo strumento che lo ha reso quello che è e che però lo sta abbandonando. Radiance nasce ed esplode grazie a un incontro, un incontro che nasce come contrasto ed esplode come luce salvifica. Kawase fa collidere due personaggi chiusi nel rispettivo mondo che riescono a schiudersi e distruggere i propri recinti grazie alla conoscenza dell’altro. Radiance è sorretto interamente dalla luce, Misako è alla costante ricerca di un bagliore perso da tempo e riempie il vuoto che percepisce oltrepassando i confini del suo lavoro, Masaya invece il suo splendore lo sta perdendo e non trova la forza di accettarlo. La regista gioca con le prospettive della perdita e le unisce per farle riempire a vicenda, per renderle complementari e necessarie a compiere un percorso di accettazione e crescita.

La luce secondo Naomi Kawase.

Il film gioca anche con il complicato concetto di linguaggio. Affronta i suoi limiti, i confini che può e che non può oltrepassare, si pone la questione del valore dell’immaginazione e si chiede se un film possa o meno essere limitato dalle catene del linguaggio. Insomma, un film che è la continuazione perfetta di una poetica precisa, costruita da Kawase attraverso decine di documentari autobiografici che poi sono sfociati in lungometraggi capaci di affrontare la stessa poetica attraverso vari punti di vista, vari approcci stilistici e ideologici. Il risultato è qualcosa che viene da lontano ed è capace allo stesso tempo di arrivare a un punto specifico e di lasciare ancora qualcosa di aperto, che si chiuderà in qualcosa che arriverà dopo…

  • ORIENT EXPRESS | La nostra rubrica dedicata al cinema orientale
  • VIDEO | Il trailer di Radiance:

 

 

 

 

 

 

 

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