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L’uomo e la Luna: dal primo volo di Méliès al grande passo di First Man

Meravigliosa ed inquetante, ancestrale e pop: la fascinazione del cinema per il satellite pallido

1902, tutto doveva ancora accadere. Intanto, George Méliès, omaggiando Verne, Wells e il sogno più grande che l’uomo ricordi dalla sua genesi, in diciassette quadri, immaginava una luna bianca e burrosa. Con quel missile a centrarle in pieno l’occhio destro, in una smorfia contrariata di chi è appena stato svegliato da un lungo sonno. Un occhio, sì, e pure la bocca, il naso. La luna di Méliès è antropomorfa, umanoide, velatamente spaventosa. Un colpo di tecnica cinematografica rivoluzionaria per l’epoca, e l’ambizione massima divenuta in qualche modo realtà: l’uomo, grazie alla magia del cinema, era arrivato sulla luna. E Le Voyage dans la Lune, artigiano e fondamentale, entrò nella storia per essere riuscito, 116 anni fa, a rendere possibile l’impossibile.

Le Voyage dans la Lune.

La luna, l’uomo, il cinema e, più in generale, l’arte tutta. Una connessione che ci fa alzare lo sguardo al cielo fin da bambini, immaginando chissà cosa ci sia, su quel sasso ogni notte dalla forma diversa: uno spicchio, una fetta, un rotondo perfetto. Quante volte, l’uomo, ha promesso la luna. Quante volte, quella promessa, invece, è rimasta sulla terra, in attesa di essere portata tra le stelle e gli astri, dove tutto è possibile. Anche che un collaudatore dell’Ohio, per un attimo, ritrovi quella figlia mai dimenticata. O, dove Dante, aveva immaginato l’ascesa al Paradiso, oppure dove tra rocce e crateri, era nascosto il senno perduto di Orlando.

Sam Rockwell in una scena di Moon.

L’umanità e il suo satellite, oggetto meraviglioso ed inquietante. Divinità da adorare, religiosa ed ancestrale. Femmina fino in fondo, fata e fattucchiera, dagli Ominidi ai Babilonesi, fino alla Iah dell’Antico Egitto, Artemide nella Grecia, la Madre per i Maya, Diana, “selvatica e bona” per l’Impero Romano. Ma anche pop, come quella dei Pink Flyod, di Frank Sinatra, di David Bowie.

adam movie
Una scena di Adam, con Hugh Dancy e Rose Byrne.

Ha segnato la strada da percorre. Influenza e (ci) osserva. Meta dell’ambizione umana alla scoperta e alla conoscenza. E il cinema a lei dedicato, dopo Méliès: dalle allucinazioni di Sam Rockwell in Moon, al volo pindarico di Jim Carrey/Andy Kaufman sulle note di Man on the Moon dei REM, fino a quella onnisciente di Barry Jenkins e Moonlight o quella complessa di Hugh Dancy nel bel Adam. E sì, ci mettiamo anche la frizzante teoria complottistica (immancabile, quando si parla di luna) di Ron Perlman e Rupert Gring in Moonwalkers. Ma anche simbolo politico, quando tra i due opposti mondiali e ideali, era il fine da raggiungere a qualunque costo. Tentativi falliti, vite sacrificate, missili caricati e innescati. In mezzo, la corsa allo spazio, degli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica.

Una scena di Moonlight.

Il resto, è storia marchiata a fuoco: il 21 luglio 1969 ciò che aveva disegnato Méliès sessantasei anni prima, fu trasmesso in diretta mondiale: due uomini – più uno ad aspettarli, sperando che andasse tutto bene – toccavano, in un balletto senza musica, la terra finissima della luna. Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Michael Collins. Ebbero il privilegio più grande, sfidando la morte pronta ad inghiottirli, appena fuori un modulo di comando poco più grande di un furgone. Divennero eroi in un mondo che si apprestava ad aprirsi ad un’altra epoca: una luna conquistata e un Presidente assassinato.

Ryan Gosling è Neil Armstrong in First Man.

Ma, dietro ogni eroe, che indossi un mantello o una tuta spaziale, si nasconde la complessità di un uomo. Un uomo distrutto dalla perdita più profonda di tutte. E che ricerca, ovunque, sapendo che l’unico posto in cui la può rivedere è proprio quella roccia tra gli astri. Così, dopo i tormenti di un giovane batterista, e l’amore da sogno in una Los Angeles senza nuvole, Damien Chazelle racconta, in una respirazione di due ore e venti, l’essenza tragica dietro quel piccolo, grande passo. Che meraviglia il suo Armostrong affidato ad un Ryan Gosling tormentato e distrutto, che potenza il suo First Man.

“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo er l’umanità”. First Man di Damien Chazelle.

Una preghiera alla luna e alle stelle, cinema puro, immagini e silenzio. Come quello che lo avvolge, appena si spalanca una porta metallica che da sull’infinito, portandoci ad un livello più alto di cinema ed anima. Ed è qui che Armstrong – prima del ritorno a casa, di Huston che gracchia da lontano, della storia che scorre – ritrova, in un momento di incanto e disperazione, il suo amore più grande. Lasciandola lì, cullata dalla Luna a cantarle una silenziosa ninna nanna.

Qui il trailer di Frist Man – Il Primo Uomo

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