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Il Giappone e il ruolo delle donne | Locarno riscopre la modernità di Kinuyo Tanaka

Attrice e regista apprezzata in patria, la Tanaka sarà protagonista dell’omaggio del festival

Kinuyo Tanaka
Kinuyo Tanaka, protagonista della riscoperta a Locarno.

MILANO – «Uno dei segreti meglio preservati del cinema giapponese? Lei». Sì, è proprio lei la protagonista della retrospettiva al Locarno Film Festival: Kinuyo Tanaka, che seppure non celebre come altri conterranei ha lasciato una forte impronta nel cinema giapponese, con oltre 250 film come attrice e 6 girati come regista. La retrospettiva presenterà integralmente la sua produzione da regista insieme a una selezione dei film interpretati. Lavorando con alcuni dei più grandi registi modernisti giapponesi tra cui Heimosuke Gosho, Ozu e Kenji Mizoguchi (nel capolavoro La vita di Oharu), Kinuyo Tanaka rappresentò non solo l’evoluzione della società, ma anche del ruolo della donna tra gli anni ’20 e gli anni ’70. Dopo aver intrapreso la strada della regia, collaborò con i maestri del cinema nipponico e, nel creare le sue opere, a offrire uno sguardo nuovo e autentico su 50 anni di storia del Giappone. Il tutto mentre diventava la seconda donna a girare film nel Paese.

Kinuyo Tanaka
Kinuyo Tanaka, sulla destra, in Fiore d’equinozio di Ozu

DA OSAKA A CANNES – Affiancando i suoi propositi di ambizione, la Tanaka spesso sosteneva di aver sposato il cinema, una grande passione che ha portato ai suoi immensi film, tra cui Lettere d’amore presentato a Cannes nel 1953, allo stesso tempo intensi e innovativi. Opere che sfruttano la visione di colei che è stata prima di tutto una diva per esprimere, ancora, la condizione e il ruolo della donna, filtrati attraverso i cambiamenti sociali del Giappone moderno. Il fatto stesso di passare dietro la cinepresa è stato per lei possibile grazie a queste trasformazioni, in particolare dopo la guerra, quando la posizione della donna si fece più avanzata in tutti gli aspetti della società, arrivando fino alla possibilità di entrare in parlamento.

Kinuyo Tanaka
Kinuyo Tanaka e Atsushi Watanabe

LA SCOPERTA – L’opera della Tanaka, profonda, introspettiva, moderna, mai banale, non è però conosciuta oltre le coste asiatiche e la retrospettiva di Locarno offre proprio la possibilità di scoprire questa grande figura che ha influenzato una delle cinematografie più ricche e affascinanti del mondo. Nelle parole di Lili Hinstin, direttrice artistica del festival, questa è «un’occasione per chiedersi perché un’opera così originale e appassionante come quella di Tanaka sia stata finora mostrata e studiata così poco». Un vero peccato, dal momento che, ponendosi come pioniera, è stata tra le prime a portare sullo schermo temi inesplorati come il cancro al seno o le esperienze coloniali delle donne, non risparmiandosi dall’affrontare anche problemi sociali come la prostituzione femminile o la percezione della sessualità delle donne.

Kinuyo Tanaka
Kinuyo Tanaka con la macchina da presa

LE RASSEGNE – Nella sua lunga storia il Locarno Film Festival si è già prodigato nel portare la cultura giapponese in Italia con diverse retrospettive, da Kurosawa nel ’57 e Kinoshita nel ’56 fino all’universo manga nel 2009. Si tratta di un ulteriore passo avanti se si considera che «è la prima volta in 73 anni che il festival dedica la sua retrospettiva al lavoro di una regista». Un ottimo motivo per esplorare un mondo finora poco conosciuto, o poco ricordato, ma che merita tutta la nostra attenzione. E se al centro della nuova edizione del festival vi sono le parole, ascoltiamo ciò che Kinuyo Tanaka ha da dirci.

Kinuyo Tanaka in I racconti della luna pallida d’agosto di Kenji Mizoguchi

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