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Jean Dujardin: «Io e Roman Polanski, uno sciamano capace di guidarti sul set»

Dopo le polemiche, un grande film. E l’attore racconta il suo rapporto con il regista

Jean Dujardin al photocall di J'Accuse, che in Italia si chiamerà L'ufficiale e la spia.

VENEZIA – Un applauso sentito e spontaneo ha accompagnato Louis Garrel, Emmanuelle Seigner e Jean Dujardin al loro ingresso alla conferenza stampa di J’accuse. Il film diretto da Roman Polanski incentrato sull’Affare Dreyfus – il capitano di origine ebraica dell’Esercito francese accusato di aver dato informazioni ai tedeschi – al centro di una polemica che sembra non volersi placare, tre le dichiarazioni della Presidentessa di giuria Lucrecia Martel e le immancabili domande scomode che i diretti interessati provano a glissare. Dujardin nel film interpreta Georges Picquart, l’ufficiale che nel 1896 riaprì il caso perché convinto dell’innocenza dell’uomo.

Dujardin con Louis Garrell e Emmanuelle Seigner al photocall.

«Cosa sapevo dell’Affare Dreyfus?», ha esordito l’attore, «Avevo ricordi scolastici, ma era tutto molto nebuloso. Non avevo le idee molto chiare, a dire il vero. E così ho fatto quello che faccio sempre: ho studiato la sceneggiatura. L’ho letta e riletta al punto da diventare scemo. E poi ho ascoltato molto Roman Polanski». Un ruolo definito «eroico» quello interpretato dall’attore francese che accantona le recenti incursioni nella commedia per vestire l’uniforme dell’ufficiale Picquart affrontandolo con «pudore», ricordando di «essere al servizio dello storia così come Polanski è sempre al servizio della sceneggiatura».

Dujardin e Garrel in conferenza stampa.

Una vicenda del passato che, però, ha anche una spaventosa eco nel presente, con episodi di antisemitismo che attraversano l’Europa e un rigurgito di nazionalismi che ha riportato a galla problematiche mai realmente estirpate. Un tema che torna in forme diverse nella filmografia del regista polacco, qui alla prima collaborazione con Dujardin. «Cosa mi rimane del film? La fierezza di aver interpretato questo personaggio ma anche la fiducia che mi ha dato Roman», ha confessato l’attore.

Sul set: Dujardin e Roman Polanski.

«Non è sempre facile lavorare con lui. È un regista molto esigente per cui conta solo la verità. È molto attento ai dettagli e quando arriva sul set si prende almeno un’ora per rivedere tutto prima di iniziare a girare. Pretende molto e non te la fa passare liscia. Certe volte è molto duro ed altre, invece, è come uno sciamano che ti guida e dice “Prenditi il tuo tempo, non fare il coglione e vedrai che sarà un gran film”. Auguro a tutti gli attori di poter lavorare con lui».

  • Qui un video della giornata di J’accuse al Lido:

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