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Dal Trentino a Hollywood, tra Oscar e sogni | L’incredibile storia di Frank Borzage

Da Marlene Dietrich a Spencer Tracy: una mostra celebra un emigrante di successo. Ma chi era?

Un ritratto di Frank Borzage nei primi anni di carriera come attore. Era il 1914.

MILANO – In un tempo digitale ossessionato dal presente e dall’istante, dentro un periodo in cui tutto si esaurisce nell’arco di una giornata tra Instagram e Twitter, ritrovare vecchie storie nascoste dal tempo diventa un’isola felice in cui trovare (finalmente) pace. Così, grazie a una mostra, ecco riemergere il nome di un regista che a Hollywood vinse due Oscar e girò con divi come Marlene Dietrich e Spencer Tracy, ma che in Italia rimane poco conosciuto. Chi? Frank Borzage. Benvenuti tra le pagine di una storia di altri tempi, un arabesco ai limiti del credibile che mescola emigranti, sogni e speranze, e che parte dal Trentino, da Ronzone, in val di Non, alla fine dell’Ottocento, nel momento in cui un uomo, Luigi Borzaga, decide di lasciare tutto e partire per l’America. «Basta miseria, si va a cercar fortuna…».

Frank Borzage, al centro, in azione sul set.

E la fortuna arriverà, perché dopo aver trovato lavoro a Salt Like City, il buon Luigi si sposa e il 24 aprile del 1894 nasce il quinto di quattordici figli: Frank Borzaga. Frank diventerà presto Frank Borzage, attore di belle speranze del cinema muto, poi regista: inizia la carriera nel teatro, finirà in California diventando uno dei più grandi registi degli anni Venti, tanto da arrivare a vincere due Oscar: il primo nel 1928 con Settimo cielo con Janet Gaynor – film della Fox che riceve cinque nomination – e il secondo nel 1932 con Bad Girl, altre tre nomination e altra statuetta. Scomparso a Los Angeles nel 1962, oggi Borzage viene ricordato nel suo Trentino, la terra di papà Luigi: a Ronzone, fino al 13 ottobre, va in scena una mostra – Dalla valle di Non a Hollywood, curata da Roberto Festi e Gianluigi Bozza – mentre una via gli è già stata dedicata.

1936: Borzage con Marlene Dietrich sul set di Desiderio.

Pagine ingiallite di un mondo che non c’è più e che pure – forse proprio per questo – non smette di affascinare. In questo caso però è anche un modo unico per riscoprire un uomo che non fu solo un abile mestierante, anzi, di fatto cambiò il corso del cinema nel primo Novecento, dirigendo divi come Gary Cooper, Marlene Dietrich, Clark Gable, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, ma non solo: oltre a riuscire a sopravvivere alla svolta tra muto e sonoro, firmò la prima versione di Addio alle armi di Hemingway (altre quattro nomination all’Oscar), poi anche la regia di Tre camerati da Remarque e, con la produzione di un altro monumento come Ernst Lubitsch, ecco nel 1936 Desiderio con la coppia Cooper & Dietrich, riunita da Borzage a sei anni dal successo clamoroso di Morocco.

Borzage tra la Dietrich e Gary Cooper sul set di Desiderio.

Borzage continuò a girare fino agli anni Cinquanta e morì il 19 giugno del 1962 non prima però, nel 1958, di ritrovarsi sul set con un altro divo di Hollywood, come lui figlio di un trentino emigrato che aveva addosso una storia simile alla sua: Victor Mature, figlio di Marcello Gelindo Maturi, arrivato nel Kentucky da Pinzolo. Oggi Borzage è seppellito al Forest Lawn di Glendale, in California, e mentre la mostra è solo il primo passo di una lunga serie di celebrazioni che la città di Ronzone gli dedicherà anche nel 2020, a Los Angeles, la sua stella continua a brillare sulla Walk of Fame: divo in mezzo ai divi grazie a quell’intuizione di papà Luigi.

  • Qui potete vedere Addio alle armi di Borzage, oggi di pubblico dominio: 

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