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Bleed | I pugni di Miles Teller, la boxe e una storia vera di coraggio

La vicenda di Vinny Paz è divenuta un film nel 2016. Ma il suo recente passato non gli rende onore…

Miles Teller e Aaron Eckhart in Bleed
Miles Teller e Aaron Eckhart in Bleed

ROMA – Prima della presentazione al Telluride Film Festival, nel 2016, si parlò molto di Bleed in chiave Oscar. Sembrava che avesse tutte le carte in regole per essere una delle sorprese dell’anno: Martin Scorsese e Bruce Cohen tra i produttori, un ottimo cast e, soprattutto, una storia vera, dal respiro epico, catartico ed emozionale. Poi, del film, si sono un po’ perse le tracce. Ed è stato un peccato, perché avrebbe meritato molto più successo e molta più fortuna. È vero, la vicenda, scritta e diretta da Ben Younger (che non dirigeva un film dal 2005, Prime), è la classica storia di coraggio, risalita e dedizione verso un obiettivo impossibile da raggiungere, ma come ogni film sportivo, offre anche altre chiavi di lettura.

Bleed
Miles Teller è Vinny Paz

Il protagonista di Bleed è il boxeur Vinny “Paz” Pazienza (Miles Teller, che bravo) che, alla fine degli Anni Ottanta, con una carriera in rampa di lancio ma con qualche dissidio all’interno del suo team, rimase vittima di un terribile incidente che lo costrinse bloccato con un esoscheletro per oltre sei mesi. Tutti, intorno a lui, gli ripetono che un ritorno all’attività agonista sarebbe stato impossibile. Troppo rischioso, la spina dorsale non avrebbe retto i ganci dei pugili rivali. Ma, nonostante il rischio (o la scommessa?), Vinny comincia un duro allenamento, guidato dell’ex pugile Kevin Rooney (Aaron Eckhart, ancora più bravo), con l’obiettivo di tornare sul ring, da campione del mondo.

Una scena di Bleed
Sul ring

L’epopea del Pazmanian Devil, come gli piace(va) farsi chiamare nella East Coast, dove si costruì una certa reputazione tra i pesi leggeri e superwelter, è di certo altamente cinematografica: l’ascesa, i trionfi, la caduta, la rinascita, la rivincita. Elementi fondamentali per quei racconti sportivi che mischiano sangue e sudore, facendosi poi cinema entusiasmante e coinvolgete. E Younger, in Bleed, è stato bravo a fotografare i fatti e i personaggi (e a mettere su una soundtrack non male, con gli Audio Two, gli AC/DC, Willies Earl Beal) facendoci allenare insieme a quella faccia da schiaffi di Vinny. Un allenamento metaforico, si intende, eppure efficace a trasmettere il messaggio finale: potrebbe essere semplice, se ci credi e sei perseverante; se non ti accontenti e non lasci che il mondo ti metta definitivamente KO.

Miles Teller in Bleed
Miles Teller in Bleed

Però, dietro l’ombra di Vinny e della sua ribalta, si nasconde un aspetto che il bel film di Younger non viene mostrato, o almeno non del tutto. Infatti, tornato a combattere, il pugile italo-americano (e la dinastia è lunga, Rocky Marciano, Tony Galento, Charles Fusari, Tony Canzonieri) rimase in piedi fino agli inizi degli Anni Duemila, pur non riuscendo ad essere ugualmente esplosivo. Non solo, l’inchiostro sui giornali, quando oggi scrivono il suo nome, è tutto riversato sulla colonna della cronaca: diverse accuse, numerosi arresti, reati che hanno a che fare con l’alcol, condotte scorrette e, quelli ancora più infamanti, che riguardano incriminazioni per violenza domestica. Un recente passato che stride, inevitabilmente, con la sua impresa sportiva (e umana) fuori da ogni logica.

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