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Alessandro Borghi: «Io, il mestiere dell’attore e quei momenti magici sul set»

Dall’intensità di Sulla mia pelle e Il Primo Re a Diavoli al fianco di Patrick Dempsey: l’attore si racconta

Alessandro Borghi al Giffono Film Festival.

GIFFONI – Entusiasta, appassionato e (quasi) scatenato: Alessandro Borghi è tornato al Festival di Giffoni a «briglia sciolta», per ripercorrere le tappe della carriera e le sfide maggiori, tra cui l’imminente serie in lingua inglese, Diavoli, accanto a Patrick Dempsey. È stata già confermata la seconda stagione mentre, precisa, è in cantiere anche il terzo capitolo di Suburra. Quello che lo aspetta a breve – a parte un paio di copioni che sta vagliando – è una lunga e meritata vacanza o, come scherza lui, «il film più difficile da girare».

Alessandro Borghi al Giffoni

DIAVOLI «Per me ha rappresentato un’esperienza fortissima per alzare l’asticella dopo un progetto ambizioso come Il primo re, che per me resta il film più faticoso mai girato. Per la serie non si tratta solo di girare in inglese, e trasformare l’accento che ho imparato in America nella versione british, ma di farlo come protagonista. Sono però contento di vederla e so che sarà un buon biglietto da visita per il futuro».

Patrick Dempsey e Alessandro Borghi in una scena di Diavoli

SULLA MIA PELLE «Per questo film ho litigato con tutti gli esercenti d’Italia e non dico in senso figurato, li ho proprio chiamati al telefono. Boicottare questo progetto non aveva senso perché pur, essendo andato su Netflix, penso che al botteghino avrebbe fatto 5 milioni perché la gente è rimasta fuori dalle sale. Non vedo la battaglia: chi va al cinema non va per vedere un film ma per farlo in sala, quindi un amante di quel tipo di esperienza non si accontenta mai dei 50 pollici dello schermo del salone di casa. Chi, invece, non frequenta il cinema oggi forse non lo faceva neppure prima. Personalmente non vedo perché scegliere l’uno o l’altro, a me piacciono entrambi».

Alessandro Borghi è Stefano cucchi in Sulla mia pelle

SHOOTING STARS «Quella di Berlino l’ho vissuta come un’esperienza indescrivibile con tutta una gamma di emozioni che non mi aspettavo e mi ha aiutato a creare un grandissimo network con gli addetti ai lavori internazionali. Certo, una vetrina internazionale del genere ti dà quell’ansia buona che ti porta a fare attenzione a dire cose che ti rappresentino davvero».

Borghi premiato a Berlino

DALIDA «Avrei voluto fare un film solo su Luigi Tenco perché il mio contributo è stata di mera partecipazione, il che per un attore è come uno stupro perché vorresti avere più spazio a disposizione. Il ruolo è arrivato via Instagram, dove mi ha contattato il produttore dicendomi di avermi visto in Suburra e di aver pensato a me per la parte. Gli ho chiesto dove avesse visto il legame tra i due ma comunque mi ha fatto il biglietto per Parigi e l’ho incontrato. E sono rimasto a bocca aperta davanti al modo di lavorare francese: in tre mesi non hanno mai cambiato una volta il piano di lavoro, noi in Italia lo modifichiamo almeno una volta al giorno».

Alessandro Borghi nei panni di Luigi Tenco

METAMORFOSI «Tra Il primo re e Sulla mia pelle ho avuto otto giorni a disposizione e sarebbe stato impensabile prepararlo in quel periodo di tempo minuscolo, ma la trasformazione fisica era già in atto. Nelle ultime scene girate, quelle dell’inondazione, non si vede ma sotto la pelliccia pesavo già 60 chili (ne ho persi 21 per calarmi nella parte). Sono sostenitore del fatto che in questo lavoro più ci pensi e più sbagli. È un po’ come aprire un rubinetto, devi lasciare scorrere questi momenti magici quando meno te li aspetti, ecco perché mi piace vivere il mestiere in maniera naturale».

Alessandro Borghi e Alessio Lapice ne Il Primo Re

GIULIO REGENI «Mi piacerebbe ma l’ostacolo maggiore resta la volontà della famiglia di non raccontare questa storia al cinema. Senza contare poi la situazione diplomatica tra i due paesi, quindi non è vero che non trovo un produttore, soprattutto dopo Sulla mia pelle».

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